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Su questa pagina pubblicherò (se ne avrò il tempo e la voglia) articoli di argomenti attuali vari perché pare che aumenti la visibilità del sito; se proprio vi annoiate a morte potete provare a leggere ma attenti che potreste annoiarvi ancora di più. Saluti a tutti!

1) ARTIGIANATO ARTISTICO

Fare di tutta l’erba un fascio.

– Questa è spesso la tendenza attuale in molti campi perché manca la capacità di discernere, non c’è più l’apprendimento graduale, si vuole essere subito all’altezza della situazione e se ne ha la presunzione.

Così si prediligono i due estremi opposti convinti di andare sul sicuro, certi di non sbagliare. La tendenza comune lanciata per interesse economico in modo da avere il maggior numero di consensi possibili sfrutta naturalmente l’ignoranza delle masse che da sempre seguono la corrente prevalente in modo passivo lasciandosi trascinare con effetto valanga. All’apice di tutto quanto il sistema economico, chi può influenzare i gusti e le scelte della collettività naturalmente è senza scrupoli perché a sua volta condizionato dall’unico fine di creare business ed incassare denaro quale scopo dell’esistenza, senza domandarsi se porti infine ad una vita migliore per chi guida e per chi segue o almeno ad una delle due parti. Guai a pensarci e correre il rischio che crolli il castello di carta costruito con tanto impegno per tutta la vita illudendosi che fosse di cemento armato… guai. Il più delle volte saranno società dove il singolo personalmente non conta e non fa che gli interessi della società di cui fa parte per l’interesse suo di non perdere il posto di lavoro: un tassello di un’entità astratta che dà il suo piccolo contributo insignificante per la coscienza personale, e l’insieme di queste entità astratte e pochi capi senza scrupoli ( o incoscienti?), porta alla rovina dell’umanità e del mondo.

Talvolta invece sembra di assistere al gioco di un singolo che dopo aver guardato all’umanità come attraverso un bicchiere di vetro, licenziosamente la prenda in giro (qualche grande stilista ad es. che può sfruttare la sua fama, o artista), che può avere la soddisfazione di vedere l’umanità approvare e seguire ciò che è una canzonatura, ignara di apprezzare e accollarsi quel che dovrebbe offendere l’amor proprio solo perché a riderne in silenzio senza mostrarlo è uno solo o pochi che stanno  “in alto”, mentre gli altri approvano e persino si esaltano di essere aggiornati alle ultime novità e “all’altezza dei tempi”; chi non vi partecipa e ignora viene addirittura considerato con compassione, come persona arretrata o stramba e deriso, perché queste “bÊtise” ( per usare un termine un poco più grazioso alla francese e non dire volgarmente bestialità), sono la quintessenza della vita attuale. Ma chi ride in silenzio ride ancora più forte quando non piange.

Per distinguere il fatto a mano dalla produzione industriale o comunque in serie con sofisticate tecnologie il miglior ripiego è la grossolanità. Quando anche le persone più ignare del campo, magari cresciute in un ambiente dove gli artifici, la tecnologia, la realtà filtrata attraverso la TV, hanno prevalso in modo da impedire un rapporto diretto e costruttivo con il mondo reale, possono avere la certezza senza ombra di dubbio al primo sguardo che una cosa sia fatta a mano, allora questo oggi in campo creativo è il prodotto vincente. Nella ceramica ad esempio  le creazioni che richiamano i manufatti rudimentali in argilla creati dall’uomo delle caverne pare siano quelle di maggior successo e più apprezzate dalla maggioranza. Così succede in generale anche in campo artistico: basta avere il coraggio di presentarle al pubblico o più semplicemente per chi è ai primi approcci con l’arte essere convinto di sé e del proprio merito per il solo fatto di cimentarsi con la tal materia e già solo per questo meritare un riconoscimento da chi non lo fa. Per “campare”, come si suol dire, meno si sa fare e meno si lavora meglio è. Una cosa ben fatta che richiede esperienza, impegno e tante ore di lavoro, come si può avere la certezza al vederla che sia davvero fatta a mano? Lo dice l’artefice e bisogna prestargli fede? E quanti imbrogliano facendo bei discorsi per convincere dell’autenticità… meglio allora andare sul sicuro e prediligere le creazioni primitive dove l’incapacità passa per stile, la mancanza di disegno per estro creativo, perché davvero chi ci capisce, che facevano i grandi artisti diventati  famosi? Picasso ad esempio…, ma qui ci vorrebbe un articolo a parte.

Purtroppo oggi davvero molti non sanno più riconoscere una cosa fatta a mano, per non dire di un dipinto o scultura di valore artistico, da una cosa stampata e realizzata a macchina, perché vivono in un mondo artificioso staccato dalla realtà, quando invece la cosa si può determinare senz’ombra di dubbio nella maggioranza dei casi al primo sguardo ed è piuttosto una sensazione che non abbisogna di spiegazioni razionali (anche se è possibile darle), una cosa fatta a mano per chi ha un poco di discernimento è riconoscibile subito anche se fatta bene e senza difetti.  Optare per il grossolano e primitivo denota lo stato generale dell’umanità attuale: da una parte la più sofisticata tecnologia di cui tutti si possono servire senza alcun bagaglio personale di esperienze e conoscenze alle spalle, la si accoglie come ovvia senza pensare ai secoli di sofferenze e scoperte geniali  di pochi uomini che vi hanno portato dai quali ci separa un  abisso di conoscenze, ma ci si crede progrediti per il fatto di usarle, dall’altro la condizione reale della maggioranza degli individui che rispecchia un grado di sviluppo umano paragonabile all’uomo primitivo. E davvero in casa accanto ad un enorme schermo di TV di ultima generazione  una creazione artistica stonerebbe, non può che trovare posto la più grossolana e rozza che se all’apparenza opposta si sposa perfettamente con la volgarità di quello schermo.

– Tante volte ho sentito dire da artigiani o pretendenti artisti che se c’è qualche diffetto di esecuzione questa è la prova del fatto a mano che dà maggior valore alla creazione, che se fosse perfetta sarebbe come fatta a macchina. Un’affermazione questa del tutto errata che fa comodo a chi non ha raggiunto la padronanza ed eccellenza nel trattare la materia. Quando manca l’arte ed il vero estro creativo pare che i diffetti e la cattiva esecuzione suppliscano a tale mancanza. Il vero conoscitore non si lascia ingannare e sa riconoscere le mancanze dovute ad errori e capacità insufficiente; d’altra parte si può anche realizzare una creazione fatta a mano perfetta in tutte le sue parti che tuttavia risulta una cosa morta, impersonale, spesso persino ributtante. Perché ripeto, quando manca l’arte nulla la può sostituire, che invero artisti si nasce, non si diventa. Questo vale per tutti i campi: musica, poesia, pittura, scultura, architettura, prosa… l’apprendimento può portare ad un buon artigiano, un’insegnante della tecnica che sta alla base dell’arte ma non ad un vero artista se egli non lo è già nella sua intima essenza. Pertanto una grande opera d’arte può essere anche perfetta nella realizzazione tecnica ed estetica, ce lo hanno mostrato gli artisti del Rinascimento e i pittori fiamminghi  in particolare con la perfezione di ogni dettaglio, ma anche oggi può essere ancora valida pur dopo tutta la storia dell’arte che ha portato all’astrattismo; il problema è che oggi nessuno ha più qualcosa da dire e pertanto ci si cimenta con virtuosismi esteriori che vogliono essere una continuazione delle ultime correnti artistiche contemporanee dietro alle quali è facile nascondere la mancanza di contenuti o attribuirne dopo a piacimento cosa in cui i critici d’arte sono esperti se ben pagati. 

L’artigianato che è la base dell’arte dovrebbe insegnare ed esercitare a fare bene; certo ci può essere anche un grande artista con un tale estro e necessità di comunicare qualcosa all’umanità da potersi improvisare senza necessità di apprendere prima il mestiere, ma sarebbe un’eccezine rara, comunemente non è questo il caso ed il risultato sono solo manufatti rozzi, elementari e primitivi. Però basta designarli con i termini stile Naif o Minimalista ed ecco come per incanto assumono un significato e valore inaspettato agli occhi di molti.

I ceramisti che lavorano professionalmente creando i manufatti a partire dall’ argilla conoscono diverse tecniche  che fanno parte del mestiere e sono indispensabili per offrire alla clientela prezzi accessibili a tutti, perché se si dovesse creare ogni cosa di sana pianta dall’ argilla come pezzo unico non replicato sarebbero tutte da vendere come sculture a prezzi alti che tengano conto delle ore di lavoro, ma dal momento che sono lavori di artigianato e sia pure artigianato artistico e non arrivano ad essere opere d’arte vera e propria, cosa che per una scultura dovrebbe essere intrinseca, il prezzo alto non sarebbe giustificato nel valore dell’oggetto, pertanto è necessario ridurre i tempi per crearli con appunto alcune tecniche specifiche, in particolare la realizzazione di negativi in gesso sugli originali per poterli rifare più facilmente.

Molte persone quando sentono  o vedono questi negativi in gesso diventano subito diffidenti riguardo alla realizzazione manuale, perchè  ignorando il mestiere apparentemente pensano subito alla produzione in serie delle ditte meccanizzate che stampano gli oggetti e spesso affermano: ma tu hai gli stampi! In tal caso fraintendono il lavoro e fanno appunto “ di tutta l’erba un fascio” ignorando come stanno realmente i fatti che vorrei qui chiarire.

Prima di tutto non li ho ma li realizzo quando un lavoro ha richiesto troppo tempo e impegno per crearlo e non potrò venderlo ad un prezzo in giusto rapporto con il lavoro, ( perché se dal dentista per un’oretta di lavoro si danno facilmente cento euro, ad un artigiano  che crea ad esempio un animale e deve capire le proporzioni, l’anatomia, le caratteristiche che sole possono dare la somiglianza e poi deve stare attento anche alla tecnica che altrimenti il lavoro potrebbe spaccarsi e si impegna magari otto ore non si vogliono dare nemmeno cinquanta euro se non è sufficientemente grande, per tacere delle cotture, della smaltatura ecc. che vengono dopo prima che la creazione sia pronta); oppure quando il cliente stesso ha richiesto un certo numero di pezzi dello stesso tipo.

Seconda cosa questi che per semplificare si chiamano stampi non centrano con gli stampi che vengono messi sotto una pressa e l’oggetto viene stampato meccanicamente e basta poi prelevarlo e rifinire con una spugna le eventuali sbavature di eccesso di argilla o le giunture se lo stampo è composito. Queste forme di gesso  preferisco chiamarle pertanto negativi, perché qui nulla viene stampato a macchina, il lavoro rimane manuale dall’inizio alla fine. Creo manualmente il negativo in gesso sul mio originale modellato a mano direttamente dal pezzo di argilla, poi l’argilla viene premuta a mano dentro a questi negativi da cui spesso non esce l’oggetto già finito perché è necessario eliminare tutti i sotto-squadra per fare i negativi che poi si ricreano una volta tirato fuori l’oggetto dal gesso e spesso e volentieri si apporta anche qualche modifica e aggiunta a ciascun pezzo che dal negativo sarebbe difficile da ricavare. Oltre ai negativi da calco ci sono anche quelli da colaggio realizzati in maniera un poco differente perché occorre un’apertura, una specie di camino o canale al di sopra dell’oggetto, e durano di meno che quelli da calco perché dopo ogni uso bisogna farli asciugare al calore  e poi si ribagneranno ed il gesso dopo un po’ diventa marcio e si sfalda e spezza facilmente. Bisogna ripulirli ogni volta, metterli insieme e legarli saldamente affinché reggano alla pressione dell’argilla liquefatta con cui vengono riempiti, non è semplice poi svuotarli in modo che l’argilla non si stacchi dai bordi ma nemmeno che ne rimanga dentro in eccesso in qualche angolo e se sono grandi forme è faticoso svuotarle. Nel mio laboratorio non ho lo spazio per tenerne molte e soprattutto non per grandi vasi che occorre rialzarle e far defluire l’argilla da sotto con un foro e sono anche assai pesanti dato che il gesso per assorbire deve essere di un certo spessore. L’oggetto che ne esce va poi rifinito bisogna togliere il sovrapiù del canale di entrata, talvolta assemblare le parti che necessariamente richiedono negativi separati, fare le aggiunte che per fare il negativo era stato necessario togliere, spesso tappare il buco del colaggio… insomma parecchio lavoro manuale ancora dopo l’uscita dal negativo di cui l’acquirente non ha alcuna idea quando vede quelli che chiama stampi. Inoltre dato che la ceramica deve essere  realizzata a spessore uniforme per rimanere integra ed i pezzi non molto piccoli vanno pertanto tutti svuotati se si realizzano come pezzo unico e non è semplice farlo senza rovinare il lavoro quando è finito, il negativo in gesso è pertanto una soluzione anche soprattutto per ottenere senza problemi uno spessore uniforme che sarebbe altrimenti difficoltoso oltre a richiedere ulteriore tempo di lavoro.

Queste forme negative di gesso che vengono comunemente chiamate stampi sono pertanto parte integrante del lavoro manuale del ceramista, così come lo è il tornio per realizzare i vasi, che seppure un dispositivo oggi giorno elettrico con una piastra che gira, la realizzazione dei vasi e simili è pur sempre manuale e l’apprendimento di questa tecnica non è semplice e richiede tante ore di esercizio.

Mi è capitato che una potenziale cliente trattenutasi per un po’ nel mio laboratorio chiedendo anche diversi prezzi, dopo che le ebbi spiegato il perché della differenza di alcuni prezzi riferiti a pezzi unici modellati a mano direttamente e altri di cui ho invece i negativi, affermasse rivolta al marito: “Però è onesta a dirlo,” e poi subito sollevando un piatto dipinto con paesaggio senza neanche guardarlo bene disse: “allora anche queste pitture…”

Non si ha sempre la presenza di spirito per replicare la cosa giusta, il fatto è che molta gente non crede più nel fatto a mano se le spieghi quel che fa parte della tecnica del mestiere e non ha nulla a che fare con lo stampare e fare a macchina. Certo un cliente può essere interessato ad avere una ceramica unica e che nessun’altro possa comprarne una simile, benissimo, basta che paghi il prezzo adeguato al lavoro; io non ho certo alcun motivo di nascondere quali pezzi provengano da un negativo e di cui posso rifare dei simili, anche perché chi conosce un poco  il mestiere lo capisce sia dai prezzi (un ceramista anche se bravo non ha certo la bacchetta magica da trasformare l’argilla in una ceramica finita come pezzo unico in mezz’oretta, nella testa di chi ignora completamente la lavorazione ciò pare apparentemente possibile, oppure non ci pensano affatto, abituati ad avere tutto in un click con il telefonino), sia guardando bene il manufatto; (io per esempio se entro in un altro laboratorio distinguo subito quali pezzi vengono da un negativo, quali sono fatti al tornio ecc.). L’affermazione dell’onestà è pertanto del tutto fuori luogo e l’assurdo è poi subito generalizzare la propria errata impressione sospettando metodi non manuali anche per la decorazione e senza neanche guardarla: si vede chiaramente quando una ceramica è dipinta a mano e quando stampata o quando vi è applicata una decalcomania; purtroppo molte persone non avendo alcuna capacità di discernimento personale (anche perché non fanno mai il piccolo sforzo di guardare bene una cosa e notare le differenze e di solito non sanno nemmeno ascoltarti e quando hanno in testa una cosa ritornano sempre ad affermare quella ed è come si parlasse un’altra lingua), sono molto diffidenti e pensano subito all’imbroglio se solo si accenna a dei metodi di lavorazione.

Questa è anche la ragione per cui è nato il marchio “Artigiani in Liguria classe superiore”

marchio Artigiani in Liguria classe superiore

 una certificazione del fatto a mano e del rispetto delle tecniche tradizionali con un disciplinare di lavorazione (naturalmente ovvio per chi crea davvero tutto manualmente) di cui in campo della ceramica l’uso del tornio, dei negativi in gesso fanno naturalmente parte.

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