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Su questa pagina pubblicherò (se ne avrò il tempo e la voglia) articoli di argomenti attuali vari perché pare che aumenti la visibilità del sito; se proprio vi annoiate a morte potete provare a leggere ma attenti che potreste annoiarvi ancora di più. Saluti a tutti!

ARTIGIANATO ARTISTICO

Fare di tutta l’erba un fascio.

– Questa è spesso la tendenza attuale in molti campi perché manca la capacità di discernere, non c’è più l’apprendimento graduale, si vuole essere subito all’altezza della situazione e se ne ha la presunzione.

Così si prediligono i due estremi opposti convinti di andare sul sicuro, certi di non sbagliare. La tendenza comune lanciata per interesse economico in modo da avere il maggior numero di consensi possibili sfrutta naturalmente l’ignoranza delle masse che da sempre seguono la corrente prevalente in modo passivo lasciandosi trascinare con effetto valanga. All’apice di tutto quanto il sistema economico, chi può influenzare i gusti e le scelte della collettività naturalmente è senza scrupoli perché a sua volta condizionato dall’unico fine di creare business ed incassare denaro quale scopo dell’esistenza, senza domandarsi se porti infine ad una vita migliore per chi guida e per chi segue o almeno ad una delle due parti. Guai a pensarci e correre il rischio che crolli il castello di carta costruito con tanto impegno per tutta la vita illudendosi che fosse di cemento armato… guai. Il più delle volte saranno società dove il singolo personalmente non conta e non fa che gli interessi della società di cui fa parte per l’interesse suo di non perdere il posto di lavoro: un tassello di un’entità astratta che dà il suo piccolo contributo insignificante per la coscienza personale, e l’insieme di queste entità astratte e pochi capi senza scrupoli ( o incoscienti?), porta alla rovina dell’umanità e del mondo.

Talvolta invece sembra di assistere al gioco di un singolo che dopo aver guardato all’umanità come attraverso un bicchiere di vetro, licenziosamente la prenda in giro (qualche grande stilista ad es. che può sfruttare la sua fama, o artista), che può avere la soddisfazione di vedere l’umanità approvare e seguire ciò che è una canzonatura, ignara di apprezzare e accollarsi quel che dovrebbe offendere l’amor proprio solo perché a riderne in silenzio senza mostrarlo è uno solo o pochi che stanno  “in alto”, mentre gli altri approvano e persino si esaltano di essere aggiornati alle ultime novità e “all’altezza dei tempi”; chi non vi partecipa e ignora viene addirittura considerato con compassione, come persona arretrata o stramba e deriso, perché queste “bÊtise” ( per usare un termine un poco più grazioso alla francese e non dire volgarmente bestialità), sono la quintessenza della vita attuale. Ma chi ride in silenzio ride ancora più forte quando non piange.

Per distinguere il fatto a mano dalla produzione industriale o comunque in serie con sofisticate tecnologie il miglior ripiego è la grossolanità. Quando anche le persone più ignare del campo, magari cresciute in un ambiente dove gli artifici, la tecnologia, la realtà filtrata attraverso la TV, hanno prevalso in modo da impedire un rapporto diretto e costruttivo con il mondo reale, possono avere la certezza senza ombra di dubbio al primo sguardo che una cosa sia fatta a mano, allora questo oggi in campo creativo è il prodotto vincente. Nella ceramica ad esempio  le creazioni che richiamano i manufatti rudimentali in argilla creati dall’uomo delle caverne pare siano quelle di maggior successo e più apprezzate dalla maggioranza. Così succede in generale anche in campo artistico: basta avere il coraggio di presentarle al pubblico o più semplicemente per chi è ai primi approcci con l’arte essere convinto di sé e del proprio merito per il solo fatto di cimentarsi con la tal materia e già solo per questo meritare un riconoscimento da chi non lo fa. Per “campare”, come si suol dire, meno si sa fare e meno si lavora meglio è. Una cosa ben fatta che richiede esperienza, impegno e tante ore di lavoro, come si può avere la certezza al vederla che sia davvero fatta a mano? Lo dice l’artefice e bisogna prestargli fede? E quanti imbrogliano facendo bei discorsi per convincere dell’autenticità… meglio allora andare sul sicuro e prediligere le creazioni primitive dove l’incapacità passa per stile, la mancanza di disegno per estro creativo, perché davvero chi ci capisce, che facevano i grandi artisti diventati  famosi? Picasso ad esempio…, ma qui ci vorrebbe un articolo a parte.

Purtroppo oggi davvero molti non sanno più riconoscere una cosa fatta a mano, per non dire di un dipinto o scultura di valore artistico, da una cosa stampata e realizzata a macchina, perché vivono in un mondo artificioso staccato dalla realtà, quando invece la cosa si può determinare senz’ombra di dubbio nella maggioranza dei casi al primo sguardo ed è piuttosto una sensazione che non abbisogna di spiegazioni razionali (anche se è possibile darle), una cosa fatta a mano per chi ha un poco di discernimento è riconoscibile subito anche se fatta bene e senza difetti.  Optare per il grossolano e primitivo denota lo stato generale dell’umanità attuale: da una parte la più sofisticata tecnologia di cui tutti si possono servire senza alcun bagaglio personale di esperienze e conoscenze alle spalle, la si accoglie come ovvia senza pensare ai secoli di sofferenze e scoperte geniali  di pochi uomini che vi hanno portato dai quali ci separa un  abisso di conoscenze, ma ci si crede progrediti per il fatto di usarle, dall’altro la condizione reale della maggioranza degli individui che rispecchia un grado di sviluppo umano paragonabile all’uomo primitivo. E davvero in casa accanto ad un enorme schermo di TV di ultima generazione  una creazione artistica stonerebbe, non può che trovare posto la più grossolana e rozza che se all’apparenza opposta si sposa perfettamente con la volgarità di quello schermo.

– Tante volte ho sentito dire da artigiani o pretendenti artisti che se c’è qualche diffetto di esecuzione questa è la prova del fatto a mano che dà maggior valore alla creazione, che se fosse perfetta sarebbe come fatta a macchina. Un’affermazione questa del tutto errata che fa comodo a chi non ha raggiunto la padronanza ed eccellenza nel trattare la materia. Quando manca l’arte ed il vero estro creativo pare che i diffetti e la cattiva esecuzione suppliscano a tale mancanza. Il vero conoscitore non si lascia ingannare e sa riconoscere le mancanze dovute ad errori e capacità insufficiente; d’altra parte si può anche realizzare una creazione fatta a mano perfetta in tutte le sue parti che tuttavia risulta una cosa morta, impersonale, spesso persino ributtante. Perché ripeto, quando manca l’arte nulla la può sostituire, che invero artisti si nasce, non si diventa. Questo vale per tutti i campi: musica, poesia, pittura, scultura, architettura, prosa… l’apprendimento può portare ad un buon artigiano, un’insegnante della tecnica che sta alla base dell’arte ma non ad un vero artista se egli non lo è già nella sua intima essenza. Pertanto una grande opera d’arte può essere anche perfetta nella realizzazione tecnica ed estetica, ce lo hanno mostrato gli artisti del Rinascimento e I pittori fiamminghi  in particolare con la perfezione di ogni dettaglio, ma anche oggi può essere ancora valida pur dopo tutta la storia dell’arte che ha portato all’ astrattismo; il problema è che oggi nessuno ha più qualcosa da dire e pertanto ci si cimenta con virtuosismi esteriori che vogliono essere una continuazione delle ultime correnti artistiche contemporanee dietro alle quali è facile nascondere la mancanza di contenuti o attribuirne dopo a piacimento cosa in cui i critici d’arte sono esperti se ben pagati. 

L’artigianato che è la base dell’arte dovrebbe insegnare ed esercitare a fare bene; certo ci può essere anche un grande artista con un tale estro e necessità di comunicare qualcosa all’umanità da potersi improvisare senza necessità di apprendere prima il mestiere, ma sarebbe un’eccezine rara, comunemente non è questo il caso ed il risultato sono solo manufatti rozzi, elementari e primitivi. Però basta designarli con i termini stile Naif o Minimalista ed ecco come per incanto assumono un significato e valore inaspettato agli occhi di molti.

I ceramisti che lavorano professionalmente creando i manufatti a partire dall’ argilla conoscono diverse tecniche  che fanno parte del mestiere e sono indispensabili per offrire alla clientela prezzi accessibili a tutti, perché se si dovesse creare ogni cosa di sana pianta dall’ argilla come pezzo unico non replicato sarebbero tutte da vendere come sculture a prezzi alti che tengano conto delle ore di lavoro, ma dal momento che sono lavori di artigianato e sia pure artigianato artistico e non arrivano ad essere opere d’arte vera e propria, cosa che per una scultura dovrebbe essere intrinseca, il prezzo alto non sarebbe giustificato nel valore dell’oggetto, pertanto è necessario ridurre i tempi per crearli con appunto alcune tecniche specifiche, in particolare la realizzazione di negativi in gesso sugli originali per poterli rifare più facilmente.

Molte persone quando sentono  o vedono questi negativi in gesso diventano subito diffidenti riguardo alla realizzazione manuale, perchè  ignorando il mestiere apparentemente pensano subito alla produzione in serie delle ditte meccanizzate che stampano gli oggetti e spesso affermano: ma tu hai gli stampi! In tal caso fraintendono il lavoro e fanno appunto “ di tutta l’erba un fascio” ignorando come stanno realmente i fatti che vorrei qui chiarire.

Prima di tutto non li ho ma li realizzo quando un lavoro ha richiesto troppo tempo e impegno per crearlo e non potrò venderlo ad un prezzo in giusto rapporto con il lavoro, ( perché se dal dentista per un’oretta di lavoro si danno facilmente cento euro, ad un artigiano  che crea ad esempio un animale e deve capire le proporzioni, l’anatomia, le caratteristiche che sole possono dare la somiglianza e poi deve stare attento anche alla tecnica che altrimenti il lavoro potrebbe spaccarsi e si impegna magari otto ore non si vogliono dare nemmeno cinquanta euro se non è sufficientemente grande, per tacere delle cotture, della smaltatura ecc. che vengono dopo prima che la creazione sia pronta); oppure quando il cliente stesso ha richiesto un certo numero di pezzi dello stesso tipo.

Seconda cosa questi che per semplificare si chiamano stampi non centrano con gli stampi che vengono messi sotto una pressa e l’oggetto viene stampato meccanicamente e basta poi prelevarlo e rifinire con una spugna le eventuali sbavature di eccesso di argilla o le giunture se lo stampo è composito. Queste forme di gesso  preferisco chiamarle pertanto negativi, perché qui nulla viene stampato a macchina, il lavoro rimane manuale dall’inizio alla fine. Creo manualmente il negativo in gesso sul mio originale modellato a mano direttamente dal pezzo di argilla, poi l’argilla viene premuta a mano dentro a questi negativi da cui spesso non esce l’oggetto già finito perché è necessario eliminare tutti i sotto-squadra per fare i negativi che poi si ricreano una volta tirato fuori l’oggetto dal gesso e spesso e volentieri si apporta anche qualche modifica e aggiunta a ciascun pezzo che dal negativo sarebbe difficile da ricavare. Oltre ai negativi da calco ci sono anche quelli da colaggio realizzati in maniera un poco differente perché occorre un’apertura, una specie di camino o canale al di sopra dell’oggetto, e durano di meno che quelli da calco perché dopo ogni uso bisogna farli asciugare al calore  e poi si ribagneranno ed il gesso dopo un po’ diventa marcio e si sfalda e spezza facilmente. Bisogna ripulirli ogni volta, metterli insieme e legarli saldamente affinché reggano alla pressione dell’argilla liquefatta con cui vengono riempiti, non è semplice poi svuotarli in modo che l’argilla non si stacchi dai bordi ma nemmeno che ne rimanga dentro in eccesso in qualche angolo e se sono grandi forme è faticoso svuotarle. Nel mio laboratorio non ho lo spazio per tenerne molte e soprattutto non per grandi vasi che occorre rialzarle e far defluire l’argilla da sotto con un foro e sono anche assai pesanti dato che il gesso per assorbire deve essere di un certo spessore. L’oggetto che ne esce va poi rifinito bisogna togliere il sovrapiù del canale di entrata, talvolta assemblare le parti che necessariamente richiedono negativi separati, fare le aggiunte che per fare il negativo era stato necessario togliere, spesso tappare il buco del colaggio… insomma parecchio lavoro manuale ancora dopo l’uscita dal negativo di cui l’acquirente non ha alcuna idea quando vede quelli che chiama stampi. Inoltre dato che la ceramica deve essere  realizzata a spessore uniforme per rimanere integra ed i pezzi non molto piccoli vanno pertanto tutti svuotati se si realizzano come pezzo unico e non è semplice farlo senza rovinare il lavoro quando è finito, il negativo in gesso è pertanto una soluzione anche soprattutto per ottenere senza problemi uno spessore uniforme che sarebbe altrimenti difficoltoso oltre a richiedere ulteriore tempo di lavoro.

Queste forme negative di gesso che vengono comunemente chiamate stampi sono pertanto parte integrante del lavoro manuale del ceramista, così come lo è il tornio per realizzare i vasi, che seppure un dispositivo oggi giorno elettrico con una piastra che gira, la realizzazione dei vasi e simili è pur sempre manuale e l’apprendimento di questa tecnica non è semplice e richiede tante ore di esercizio.

Mi è capitato che una potenziale cliente trattenutasi per un po’ nel mio laboratorio chiedendo anche diversi prezzi, dopo che le ebbi spiegato il perché della differenza di alcuni prezzi riferiti a pezzi unici modellati a mano direttamente e altri di cui ho invece i negativi, affermasse rivolta al marito: “Però è onesta a dirlo,” e poi subito sollevando un piatto dipinto con paesaggio senza neanche guardarlo bene disse: “allora anche queste pitture…”

Non si ha sempre la presenza di spirito per replicare la cosa giusta, il fatto è che molta gente non crede più nel fatto a mano se le spieghi quel che fa parte della tecnica del mestiere e non ha nulla a che fare con lo stampare e fare a macchina. Certo un cliente può essere interessato ad avere una ceramica unica e che nessun’altro possa comprarne una simile, benissimo, basta che paghi il prezzo adeguato al lavoro; io non ho certo alcun motivo di nascondere quali pezzi provengano da un negativo e di cui posso rifare dei simili, anche perché chi conosce un poco  il mestiere lo capisce sia dai prezzi (un ceramista anche se bravo non ha certo la bacchetta magica da trasformare l’argilla in una ceramica finita come pezzo unico in mezz’oretta, nella testa di chi ignora completamente la lavorazione ciò pare apparentemente possibile, oppure non ci pensano affatto, abituati ad avere tutto in un click con il telefonino), sia guardando bene il manufatto; (io per esempio se entro in un altro laboratorio distinguo subito quali pezzi vengono da un negativo, quali sono fatti al tornio ecc.). L’affermazione dell’onestà è pertanto del tutto fuori luogo e l’assurdo è poi subito generalizzare la propria errata impressione sospettando metodi non manuali anche per la decorazione e senza neanche guardarla: si vede chiaramente quando una ceramica è dipinta a mano e quando stampata o quando vi è applicata una decalcomania; purtroppo molte persone non avendo alcuna capacità di discernimento personale (anche perché non fanno mai il piccolo sforzo di guardare bene una cosa e notare le differenze e di solito non sanno nemmeno ascoltarti e quando hanno in testa una cosa ritornano sempre ad affermare quella ed è come si parlasse un’altra lingua), sono molto diffidenti e pensano subito all’imbroglio se solo si accenna a dei metodi di lavorazione.

Questa è anche la ragione per cui è nato il marchio “Artigiani in Liguria classe superiore”

marchio Artigiani in Liguria classe superiore

 una certificazione del fatto a mano e del rispetto delle tecniche tradizionali con un disciplinare di lavorazione (naturalmente ovvio per chi crea davvero tutto manualmente) di cui in campo della ceramica l’uso del tornio, dei negativi in gesso fanno naturalmente parte.

“Il vestito nuovo dell’imperatore”

Di fronte all’arte e soprattutto l’ arte moderna e contemporanea in tutti i settori si riscontrano in genere tre tipologie di approccio. La gente semplice e poco istruita ha ancora il coraggio di essere sincera, tanto non ha nulla da perdere e non si monta la testa e questa loro sincerità spontanea merita comunque di essere apprezzata: affermano che ci saranno stati pure dei grandi artisti ma loro non ne capiscono niente,  non sanno distinguerli e non vi hanno alcun interesse, non cambierebbero la loro vita.

Un altro approccio di persone poco istruite ma presuntuose è quello di credere di saper giudicare gli artisti, anche i più grandi e qui se ne sentono di tutti i colori. Ad esempio qualcuno dice che artisti come Leonardo da Vinci, Raffaello, Botticelli… quelli sì erano grandi, sapevano disegnare davvero, ma tutti quelli moderni e astratti sono degli imbroglioni, fanno sgorbi e pasticci, chi sa se sapevano disegnare, avranno avuto degli appoggi o denaro per diventare famosi; che dei segnacci e miscugli di colori sarebbero capace di farli anche loro stessi su una tela solo che si vergognano di farlo e poi occorre essere in un giro di conoscenze con altri artisti, galleristi e critici e avere del denaro da buttare…

Un altro ha la faccia tosta di parlare di W. A. Mozart come fosse un suo compagno di scuola alla pari che solo è stato un po’ più fortunato per l’epoca in cui era vissuto: c’erano le corti e il musicista passava da una all’altra a dare i suoi concerti e i grandi signori che facevano vita oziosa lo favorivano…

Un altro ancora afferma che Picasso non era un grande artista ma solo un gran venditore e mi esorta di informarmi bene della storia se non ci credo che probabilmente non sono informata sufficientemente. Certamente ignoro, ma questo è assai irrilevante ai fini dell’arte: fosse anche stato un venditore imbroglione, un brigante, un ladro… non toglierebbe nulla al fatto che era un grande artista, le sue opere parlano chiaro, non c’è bisogno di sapere nient’altro di lui, basta guardarle se si è in grado di capirle, cosa non sempre facile.

La terza categoria è l’ampio ventaglio delle persone di “cultura” e in questo contesto spesso non c’è niente di più calzante della favola di Andersen: “Il vestito nuovo dell’imperatore”. Quasi nessuno ha il coraggio di dire la sua opinione, di dare una valutazione quando si tratta di un’opera non ancora riconoscita universalmente valida. Per quanto riguarda gli artisti ormai di fama ognuno apprezza e ammira anche se in realtà non comprende il perché , ma son famosi e tanto basta, l’importante è non fare la figura di non conoscere un certo artista anche se si vedono le sue opere per la prima volta, subito si fa a gara a decantare la sua grandezza, a lodare, a sciorinare commenti eruditi, a mostrare il proprio sapere e se su un artista combinazione non si sa proprio cosa dire, non si ha mai letto nulla a suo riguardo allora la scappatoia è citarne subito un altro di cui si ha studiato di più a paragone di questo, di averlo visto alla tal mostra o sentito il tal concerto e sommergere i propri interlocutori con un fiume di edificanti parole. Questa è un’abitudine ormai talmente radicata che persino ai ragazzini di dieci anni durante l’apprendistato di musica o disegno ad es. vengono citati i nomi di grandi artisti come se già dovessero conoscerli (apparentemente oggi si nasce con questo sapere già nel DNA) e i ragazzini pure li accolgono come ovvi; C’è da rimanere basiti quando un undicenne figlio di giardiniere o commerciante che probabilmente a casa non ascolta mai musica seria faccia notare con una sicurezza da professore e aria di superiorità – a te adulto appassionato di musica classica che la ascolti da anni e sai riconoscere in genere dopo pochi minuti di che compositore si tratti, distinguere un’esecuzione eccellente da una meno buona…. e che per tuo interesse personale vuoi apprendere a suonare uno strumento – riguardo al tuo errore tecnico che non si suona così perché è Schubert o perché è Mendelssohn, quando oltre ai due pezzetti che si stanno suonando non ha mai ascoltato nulla in vita sua e probabilmente ha appena imparato i loro nomi. Così già i bambini vengono influenzati dai modi di essere degli adulti. Se si citano ad esempio i Strauss padre e figlio o un A. Piazzolla, naturalmente hanno per questi lo stesso valore, alla pari di grandezza con Mozart e Beethoven, cambia solo l’epoca, e anche qualsiasi compositore o artista contemporaneo se solo compare sui libri riceve lo stesso trattamento. Guai a criticare, l’arte si evolve, non si può mica rimanere sempre ai tempi di Mozart e Beethoven, di Raffaello e Tiziano, di Michelangelo e Rodin … Qualcuno può farti notare l’evoluzione che c’è stata in campo artistico paragonando due grandi artisti di epoche diverse per giustificare le stramberie di un suo beniamino contemporaneo e affermare che sono solo le nostre orecchie o i nostri occhi a non essere abituati a dissonanze e a quel che ci sembrano solo rumori, a rappresentazioni caotiche di assemblaggi di ogni genere; tutto può essere pertanto valido basta che arrivi a far parlare sufficientemente di sé. Così l’impreparazione personale che impedisce ai più di vivere una vera esperienza tanto davanti ad un’opera di Picasso quanto di fronte ad una di Michelangelo si riduce ad un sapere superficiale cerebrale e viene generalizzato, una modalità che permette di affrontare qualsiasi opera creativa attraverso lo studio teorico dell’evoluzione dell’arte e delle informazioni sulla vita personale dell’artefice. Ci si avvicina all’arte soltanto attraverso lo studio, il coinvolgimento dei sensi dello spettatore viene completamente escluso, eppure solo attraverso di essi possiamo percepire la presenza di un’opera d’arte. Triste è vedere come intere scolaresche (spesso anche di gran lunga troppo giovani), vengano trascinate attraverso le sale delle mostre, i ragazzi sono costretti ad ascoltare le spiegazioni dei loro insegnanti che non li aiutano affatto a comprendere dato che anche per loro stessi è solo teoria; si annoiano a morte e ricevono un un’impressione negativa che nella maggior parte dei casi li renderà restii ad ogni ulteriore approccio con l’arte che verrà considerata come un obbligo a cui una persona civile deve sottoporsi al pari della scuola. La grande maggioranza dei giovani non vi si accosterà più per scelta personale, e prediligerà le produzioni dozzinali e commerciali che agendo direttamente sugli istinti illudono che si vada dietro a ciò che piace senza dover fare alcuno sforzo; al bando ogni costrizione e tutto ciò che è legato allo studio. Non sanno poverini di venir manipolati e presi nella rete dell’economia, ben lungi dal fare delle scelte personali. La naturale antipatia per tutte le cose che hanno a che fare con la cultura che in questi casi insorge viene sfruttata da persone senza scrupoli a fin di guadagno, incoraggiandola e offrendo qualcosa che è diametralmente opposto e favorisce il lasciarsi andare. Qualcuno poi con il passare degli anni “mette giudizio” ma si avvicinerà all’arte nella stessa maniera teorica di distacco erudito come già i suoi insegnanti. Sia gli uni che gli altri ignorano quale esperienza bella e desiderabile, che supera ogni piacere mondano, può dare l’arte se la si comprende per davvero.

In realtà il rapporto con un’opera d’arte è qualcosa di strettamente personale e dipende dalla nostra capacità di ricezione, dalla nostra preparazione e anche dallo stato d’animo che ci è proprio in un dato momento affinché l’opera possa assumere un significato per noi e diventare un’esperienza, un momento edificate o istruttivo. Altrimenti è solo qualcosa che passa davanti ai nostri occhi o per le nostre orecchie e pure il cervello ma del tutto inutilmente, non ne ricaviamo nulla per noi tranne la vanità di un falso arricchimento culturale che solo nell’apparenza ci fa sembrare o ci illude di essere più eruditi di altri che non vi si sono accostati.

Sapere già prima  che sono opere di un grande artista, di un genio, è solo un vantaggio ed un aiuto per imparare e vedere o ascoltare un’opera d’arte perché fuga ogni dubbio a suo riguardo e abbiamo così la certezza che è solo mancanza nostra se non ci capiamo niente e pertanto possiamo impegnarci a cercar di comprendere, ma non è affatto scontato che la cosa ci riesca per il fatto che sappiamo che è un artista dalla fama incontestabile.  Altrimenti mentiamo a noi stessi oltre che agli altri e questo succede per i più. Lo dimostra ad esempio lo scattare delle foto, persino quando è proibito per supplire all’ incapacità di vedere o sentire (non c’è cosa più stupida da fare davanti ad un’opera d’arte e peggio un’esecuzione musicale), perché ci si è messi allora in viaggio per vederle dal vero, di foto ne sono pieni i libri di storia dell’arte, si potevano vedere quelle a casa. Lo spostamento fisico illude di qualcosa di diverso, ma forse l’arte è stata solo un pretesto per muoverci un poco.

A proposito di vegetariani

Cercando sul web informazioni sulle proprietà di alcune spezie sono capitata a leggere dei post e commenti riguardo a diete vegetariane, vegane e onnivore che mi hanno invogliato a scrivere questo articolo.

Il problema delle discussioni tra vegetariani e onnivori è sempre la mancanza di una visione globale, ognuno si fissa sulle sue posizioni e cerca motivi per diffenderle e se ne trovano sempre sia da una parte sia dall’alta invece di considerare in modo neutrale i veri aspetti positivi. Io sono vegetariana di nascita quindi da oltre quarant’anni, come tutta la famiglia, ho fratelli più grandi e sorelle e siamo sempre stati in buona forma fisica e forza senza mai prendere integratori di alcun tipo, merito sicuramente dell’orto di casa; andare in farmacia o dal medico è cosa rara per noi, tutt’al più della Tachipirina o Aspirina per un’influenza invernale e non tutti gli anni. Antibiotico ricordo di averlo preso solo quella volta in cui da bambina mi era venuta un’infezione acuta  non avendo disinfettato e tenuto sufficientemente pulita una piccola ferita al piede, era d’estate e con i sandali facilmente poteva andarvi lo sporco e avevo trascurato senza pensarci.

Ritengo che diventare esclusivamete vegani sia un po’ esagerato e certe diete come le crudiste e simili, (certo si può scegliere di fare una vita da asceti ma l’alimentazione in tal caso non sarebbe la cosa più importante nello stile di vita), pertanto io dico: al bando ogni fanatismo, anche perché la nutrizione non deve essere un problema su cui dover riflettere e perder tempo a mettere insieme menù, fare conti di calorie ecc. Noi non lo abbiamo mai fatto, la dieta il più possibile varia deve venire spontanea e una volta alzati da tavola non ci si pensa più, ci sono cose più importanti nella vita che far calcoli di calorie, vitamine, lipidi, glucidi assunti, non me ne intendo per niente e nessuno l’ha mai fatto in famiglia. Se ci si trova a farli significa che già c’è qualcosa che non va e lo stile di vita non è naturale.

Naturalmente per chi da onnivoro decide di diventare vegetariano e molto più difficile, consiglio di fare il passagio gradualmente e non cessare il consumo di carne e pesce d’un tratto, ridurlo invece piano piano sempre più fino ad avvertire di non averne più necessità. Altrimenti le conseguenze negative potrebbero venir fuori più tardi. Per essere in armonia con la natura ogni cosa va fatta gradualmente con misura.

Quel che differenzia  chi è vegetariano di nascita o lo è diventato non per suggestioni esteriori, consigli di amici… ma per propria convinzione intima che va oltre ogni giustificazione esteriore è che non ha più bisogno di domandarsi di un perché e di diffendere la sua posizione, lo è e basta e non potrebbe essere altrimenti qualunque considerazione si possa fare a riguardo pro e contro.

In particolare nell’alimentazione non cerca sostituti della carne e piatti che somigliano a quelli che mangiano i carnivori, anzi rifugge da ogni somiglianza soprattutto esteriore ma anche di consistenza che ricordi la carne a cui non rinuncia ma che detesta. Noi in famiglia non abbiamo mai comprato burgher vegetali, spezzatino di soia, seitan e simili. Li ricercano coloro che da onnivori si fanno vegetariani e conservano l’abitudine dei piatti che mangiavano prima e mentalità di carnivori anche quando sono diventati vegetariani. Chi come noi lo è di nascita non considera assolutamente cibo tutto ciò che è parte del corpo animale e rifugge anche da ogni somiglianza con la carne. Perché scusate, voi carnivori occidentali se vi trovaste ad abitare in una comunità che mangia grilli, ragni, millepiedi, maggiolini e ogni sorta di scarafaggi, rifiutando a tavola i loro piatti sareste contenti se la vostra bistecca o i ravioli alla carne fossero preparati in modo da assumere la forma proprio di quelli scarafaggi e millepiedi che avete rifiutato e che vi fanno ribrezzo, tanto che vi possa venire persino il dubbio se sia davvero tutta carne di vitello o se non vi abbiano intrufolato anche qualche scarafaggio per davvero?

In quanto all’etica che le due parti si disputano voglio dire qualcosa ai vegetariani più che ai carnivori. Certo anch’io ho orrore all’uccisione degli animali, mi disgusta e fa pietà, la trovo ingiustificata oggi giorno e anche soprattutto le condizioni di questi poveri esseri quando vengono allevati per il solo scopo di produrre carne e latte e uova, una vita tristissima in prigionia, è da ritenersi un crimine, ma non per questo si deve incolpare chi mangia carne o latte e uova, la schiavitù degli animali continuerà ugualmente, è il sistema che deve cambiare e cessare la sete di guadagno, ogni prduzione non strettamente necessaria. Solo allevamenti all’aperto dove gli animali hanno spazio per muoversi in libertà a contatto con la natura. Se latte e uova diventeranno più rari e non abbiamo più ovunque supermercati stracolmi (chissà quanto viene buttato), questo sarà solo un bene: si mangerà di meno, non occorreranno più le diete dimagranti, si vivrà più sani perché i prodotti saranno più genuini e nemmeno occorreranno più tutti quei soldi che circolano in giro per spenderli in prodotti che fanno male alla salute e poi richiedono altri soldi per rimediare con medicine e diete costose, prodotti dietetici particolari con meno calorie, meno grassi… e magari ricorrere a dottori che pure vanno pagati, per non dire dell’energia e delle materie prime sprecate per produrre tutti questi alimenti. Che assurdità, nei periodi di guerra non c’era certo bisogno di tutti questi prodotti che riempiono gli scaffali e sono nocivi per la salute, i più io non li compro mai e taluni solo in rare eccezioni.

In quanto a sofferenza animale voi vegetariani avete mai pensato quanto è ugualmente crudele la condizione di altre speci libere in natura allevate in gabbie negli zoo e nei Circhi? Le acquisizioni scientifiche sull’anatomia del corpo di tutte le speci conosciute, le loro abitudini alimentari … conoscenze quasi sempre acquisite sezionando degli animali, aprendo loro lo stomaco e gli esperimenti medici per testare nuovi farmaci o peggio; ma alle medicine certamente non rinunciate. Tra gli animali  in cattività particolarmente malvagio è tenere gli uccelli in gabbia amputando così la loro naturale predisposizione al volo, tristissimo anche quando nascono in gabbia e sarebbero innetti in libertà non avendola mai sperimentata esseri manipolati dall’egoismo umano magari esposti alla vendita nel caos delle fiere come merce qualunque. Un crimine imperdonabile è poi usare gli uccellini  come richiami per attività venatorie, il povero animale in gabbia che subisce l’illusione di essere nel suo ambiente naturale ma pur chiuso in gabbia canta e richiama così i partner che appena si avvicinano vengono sparati dal cacciatore, un vero assassinio, un crimine contro la natura.Tanto si potrebbe ancora elencare ma voglio smettere che mi vien quasi la nausea ed una gran tristezza riguardo a tutto il sapere umano. Certo anche la natura è crudele, basta pensare al gatto che gioca con il topo prima di ucciderlo, ma l’uomo come essere superiore e coscente dovrebbe proprio interrompere la catena delle sofferenze originate dagli istinti innati che negli animali quando non sono strettamente legati alla sopravvivenza e conservazione della specie, mostrano proprio la tendenza in natura verso l’arte e la coscienza che ha portato all’uomo. Se negli animali questi istinti ancora rudimentali, in fase di sperimentazione e incoscenti trovano la loro giustificazione anche quando sono ai nostri occhi crudeli proprio perché sono parte dell’evoluzione che ha portato all’uomo come fine ultimo, in noi non sono più giustificabili e accettabili, salvo ad abbassarci a un livello inferiore a quello degli animali stessi.

Aggiungo solo ancora questa domanda ai vegetariani: vi preoccupate che non vi sia nulla in cuoio vero nel vostro abbigliamento? Né cinture, né scarpe, né cinghino di orologio o bracciale. Io sì lo rifiuto sempre allo stesso modo come leggo gli ingredienti prima di acquistare un prodotto e non lo prendo se non ho la certezza che sia vegetariano al 100%. Questo non perché credo che salvo il mondo o gli animali dalla sofferenza e mi senta così migliore ( so che contribuisco ugualmente alla sofferenza), ma perché mi ripugna personalmente, mi disgusta, non mi sentirei in pace con me stessa sapendo di aver addosso qualcosa per cui è stato squartato un animale e nei cibi mi sarebbe nauseante, non potrei mangiarlo, lo sputerei al primo assaggio se il gusto diverso dai conosciuti me ne suggerisse la presenza e preferisco non rischiare simile incidente pertanto spesso rileggo gli ingredienti anche di alimenti già comprati altre volte per assicurarmi che non ci siano modifiche, ma questa è una cosa del tutto personale che dipende dall’essere vegetariani di nascita, perché il vero vegetariano non ha bisogno di rinunciare, lo ripeto, è disgustato e basta. Chi fin da bambino avverte questo istintivo disgusto per la carne andrebbe rispettato dai genitori in quanto questo gli viene dalla natura, la sua natura che non siamo tutti uguali, vivrà più sano e in pace con se stesso crescendo da vegetariano; mentre le costrizioni subite da bambino non potranno che nuocergli, lo porteranno ad assumere poi un atteggiamento polemico e magari appena nella possibilità di fare le proprie scelte personali diventerà vegetariano bruscamente nuocendo al suo corpo ormai abituato diversamente e di conseguenza anche alla sua serenità. Un simile rifiuto istintivo nei bambini piccoli dimostra anche che l’uomo per sua natura non è indiscutibilmente un carnivoro, lo era nei tempi remoti per necessità di sopravvivenza in cui gli animali feroci gli disputavano ancora l’esistenza. Piuttosto l’uomo – come essere superiore rispetto agli  animali, che hanno le abitudini alimentari già iscritte nei loro geni e persino essi si possono adattare in situazioni particolari, – è per natura dotato per adattarsi alla situazione in cui si trova a vivere tendendo al miglioramento delle condizioni di esistenza e così come c’è stata un’evoluzione culturale attraverso i secoli anche i suoi bisogni essenziali possono cambiare di conseguenza. Dal momento che oggi ci sono un’infinità di alternative, riconosciuto che ormai non è più necessaria la lotta per l’esistenza tra uomo e animale e pertanto ingiustificata la sofferenza di quest’ultimi, anche perché tranne in rari casi ancora in Africa e poche altre zone dimore di animali feroci, qui in occidente non c’è più alcuna parità di rischio tra l’animale e l’uomo diventato completamente superiore e pertanto un crudele tiranno che può ammazzare quando vuole senza correre alcun rischio  di fronte ad alcuna specie di animali.

Se guardiamo al medioevo per esempio, solo sulle tavole dei ricchi compariva la carne quotidianamente i servi e contadini, tutti coloro che facevano i lavoratori più faticosi non mangiavano carne o assai raramente, solo la domenica. I medici obbiettano sempre che allora si moriva anche in età precoce e c’erano le epidemie… ma questo non dipendeva tanto dalla dieta quanto dall’igiene e dalla scarsità forse del cibo a disposizione delle famiglie povere asservite ai signori, e dal logorio per il lavoro eccessivo che spesso si iniziava fin dall’infanzia e tutte insieme le condizioni di vita a cui chi non nasceva nobile era soggetto. Nell’Europa meridionale mediterranea la dieta dei contadini era a base di “pane e cipolla”, che significa cereali frutta, verdura e legumi, ossia la dieta di noi vegetariani e si campa benissimo, oggi siamo di gran lunga avvantaggiati con tutti i prodotti introdotti dopo la scoperta dell’America e ormai naturalizzati come i pomodori, le patate, il mais… e tutto quel che viene dalle Indie, dall’Africa eccetera, c’è l’imbarazzo della scelta, altro che problema di variare la dieta, non c’è proprio più lo spazio per inserire anche  carne  e pesce.

Ora mi permettano i carnivori una piccola osservazione: paragonate un po’ l’odore della carne e del pesce quando vanno a male rispetto a quello che possono sprigionare i prodotti vegetali quando marciscono; a me vien da tapparmi il naso anche quando passo da una pescheria o macelleria dove questa materia è ancora fresca. Non in ultimo anche le feci degli erbivori sono più estetiche di quelle dei carnivori, altro vantaggio se siete tanti in casa con un solo bagno. Riguardo ai mammiferi è la stessa materia di cui siamo fatti anche noi, una sorta di cannibalismo pertanto. Inoltre sono in accordo con quanti affermano che solo chi è capace di uccidere con le proprie mani l’animale che poi mangia, senza provare pietà a vederselo vivo davanti, magari un agnello da latte, un coniglietto, un vitellino… sono certa che ai più oggi giorno ripugnerebbe, (non sarebbero capaci di farlo a sangue freddo e quell’aria da festa come si legge nei sacrifici dell’Antico Testamento oppure nell’ Iliade, per cui è rimasto il termine “fargli la festa”), però quando la carne arriva preparata e ben affettata in tavola anche le ragazze e  signore più delicate la mangiano con tranquillità senza alcun pensiero per l’atto brutale che sta alla base di  quello che stanno consumando; non è un controsenso?

L’hanno già detto in molti: se i consumatori conoscessero il loro potere e non si lasciassero influenzare, se non fossero così stupidi da acquistare tutto quel che compare sul mercato e facessero delle scelte intelligenti comprando solo le cose sane e necessarie, potrebbero cambiare l’economia del mondo intero. Migliaia di prodotti marcirebbero sugli scaffali e le ditte si troverebbero o a dover chiudere l’attività o a cambiare sistema di produzione. Ma nessuno è mai riuscito a rinsavire la massa, lo si nota già da un piccolo forum e dalle dispute che insorgono qualunque sia l’argomento. Gli umani sono gli esseri più ingovernabili e meno autoconservativi che ci siano, pochi riescono a sottrarsi dalla massa che va incoscientemente verso la propria rovina.

Questa la questione generale esteriore, nel prossimo articolo vediamo come può mangiare un vegetariano e stare in perfetta salute secondo la mia esperienza personale e di tutta la famiglia che da parte paterna lo è in seconda generazione dato che anche mio padre ora novantenne lo è fin dalla nascita.

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