Eventi per i giovani

Spesso si sente dire che bisogna organizzare più eventi e iniziative per i giovani. Bene, di per sé non ci sarebbe nulla da obbiettare, se non che oggi giorno con quel “per i giovani” sembra quasi che venga definita una categoria a sé stante, accomunata da un certo tipo di gusti, abitudini, costumi di vita di proprio esclusivo retaggio e diritto di cui gli adulti devono tener conto e rispettare; mentre il fatto che la gioventù sia una fase della vita ed in particolare una fase di formazione pare che nessuno più lo sappia o voglia riconoscerlo.

Come mai oggi i giovani sono considerati una massa con gli stessi interessi e non dei singoli individui ognuno con le sue doti, aspirazioni e potenzialità da incoraggiare, coltivare e perfezionare affinché si formi una persona adulta responsabile, cosciente e motivata nella vita e non solo un essere che trova un posto nella società in cui inserirsi ai fini economici? Non è questo un campanello di allarme che i giovani (la maggioranza che fa numero e permette di associarli), oggigiorno sono dei manipolati? Purtroppo è proprio così ed il condizionamento avviene fin dall’infanzia.

I giovani non sono altro che le vittime di un sistema che non mira ad altro che all’economia, una società dove il guadagno è diventato l’unica meta e aspirazione nella vita. L’unica virtù unanimemente riconosciuta. Chi guadagna bene è rispettato, omaggiato, chi spende molto e paga subito senza esitazione riceve l’appellativo di “persona molto per bene” (cosa acquisti e come è pervenuto al denaro non preoccupa nessuno se solo ha svolto un mestiere o ruolo ufficialmente riconosciuto, nemmeno gli ambientalisti che pure si impensieriscono per le catastrofi naturali sempre più frequenti).

I giovani non seguono affatto le loro inclinazioni naturali e i loro gusti,vi vengono indirizzati da adulti senza scrupoli; così come le spugne assorbono facilmente qualsiasi liquido con il quale vengono a contatto e che è più abbondante, sia pure acqua inquinata o fangosa, così i giovani assorbono tutto quello che la società attraverso i media e altri espedienti pubblicitari diffonde di facilmente assimilabile senza sforzi, che agisce sui sensi, attiva certi meccanismi istintivi e favorisce il lasciarsi andare. Si credono liberi di poter scegliere, invece sono soltanto degli strumenti in mano all’economia che si lasciano trascinare incapaci di opporre la minima resistenza alle influenze esterne. Già da bambini la loro fantasia personale viene soppiantata da quella artificiale attraverso tutte le immagini con le quali vengono bombardati da non lasciare loro più alcuno spazio ed uniformarli ad uno stesso modo di pensare e di immaginare le cose (con la scusa forse di renderli più socievoli e affini tra loro). Quanto era più belle quando le favole venivano solo raccontate ai bambini e lasciavano tutto lo spazio alla loro immaginazione di rappresentarsi i personaggi e i luoghi dei racconti; oggi invece con i cartoni animati e i giochi sofisticati tutto è già stabilito, una merce prefabbricata che entra nel cervello, lo impigrisce e ammazza ogni stimolo personale. Poi da adolescenti e giovani acquistata una certa autonomia continuano per questa strada ad imbottirsi di materiale artificiale passivamente a seconda di “come tira il vento”come si sul dire: che sia musica leggera, cinema, mezzi motorizzati, vestiario, cibo, tatuaggi, cani… e molti adulti rimangono anche al loro livello incoraggiandoli a roteare in questo mondo fittizio che riceve la propria ragione di essere dall’economia per cui vi restano invischiati.

Siamo stati anche noi giovani, eppure tutto quel mondo che attualmente si fa loro appartenere a noi non ha mai toccato, né lo desideravamo, né ci sembrava allettante, al contrario lo percepivamo come una noia e con disgusto, ma perché? Perché avevamo ricevuto qualcos’altro in alternativa, è questo che manca oggi. Ci sono anche genitori che si lamentano di questo stato di cose, ma non sanno offrire niente di meglio ai loro figli, nessun riferimento, nessuna certezza e se non ricevono niente come è possibile negare loro ad es. di andare in discoteca la sera come fanno gli altri,(pure lasciati a loro stessi e alle influenze di TV, media, giornalini, riviste…) e pretendere che abbiano la forza personale a resistere immersi nella collettività degli amici a tutte le tentazioni che in quell’ambiente spesso si presentano come le droghe leggere per esempio. Per noi i genitori non avevano alcun timore a riguardo e la certezza che mai ne saremmo stati tentati e non ci facevano nemmeno raccomandazioni, erano superflue. Ricordo una volta tornando da scuola che una signora del vicinato ci chiese se i nostri genitori ci facessero le raccomandazioni di non prendere mai droga (purtroppo un ragazzo del paese era diventato dipendente), io cadevo dalle nuvole, era qualcosa che non ci riguardava, sorridevamo all’idea che qualcuno potesse pensare che potevamo esserne tentati, equivaleva ad avere pensieri suicidi, (occorre forse raccomandare ad un ragazzo equilibrato e sano di non suicidarsi? Forse nella società odierna occorre anche questo), mentre la signora allarmata che non ne parlassimo in famiglia ci fece la predica che secondo lei avrebbero dovuto farci i nostri genitori , cosa che mi divertì (pensavo solo: poverini gli altri genitori che devono aver paura che i loro figli ci caschino) e non riuscivo a capire il motivo perché temessero una cosa del genere riguardo alla quale per noi non c’era bisogno neanche di fare parole.

La coca cola è un po’ il simbolo di questo ambiente creato per traviare la gioventù a fin di lucro, perché mica se la sono inventata loro la Coca Cola, ma ha attecchito a meraviglia, la si può definire un mix di volgarità, evasione (perché nociva,ma non troppo, per la salute e quindi non raccomandabile secondo buonsenso e giudizio cui i giovani tendono a ribellarsi) sommata a dolcezza frizzante gustabile solo se molto fredda e si sa che i giovani amano le cose estreme che generano adrenalina, di fatti se è tiepida questa bevanda la si può solo buttare. Per fare un paragone l’intenditore di buon vino compatisce chi si limita a bere Coca Cola perché non ha imparato ad apprezzare il vino e così un giovane cresciuto in una famiglia di buona cultura che ha saputo trasmettergli l’amore per le arti, la natura ed il vivere in armonia con essa, il creare da sé e l’appagamento interiore che ne deriva, la gioia di vivere e la consapevolezza del proprio privilegio e dignità di esser nati qual esseri umani e poter essere consapevoli di tutto il mondo e di se stessi, sfugge e disprezza tutto quel mondo artificiale e fittizio di cui tanti sono in balia trascinati passivamente e può solo compatire chi ne è asservito.

Prima di affermare che ai giovani non piace ad esempio la musica classica, il canto lirico bisognerebbe insegnare loro ad ascoltarla. Purtroppo nella maggior parte delle famiglie ciò non è possibile dato che i genitori non hanno una conoscenza riguardo all’arte maggiore dei figli e se agli adulti forse basta il benessere esteriore acquistato con il lavoro, ai giovani ancor pieni di iniziative e progetti viene lasciata carta bianca e senza guida avanzano a tastoni soffermandosi su tutto quello in cui incappano e che vien loro lanciato.

Purtroppo coloro che sono preposti ad organizzare eventi e iniziative per i giovani, spesso non hanno loro stessi una conoscenza e discernimento sufficiente (che sono diversi dalla cultura esteriore che si può acquistare con lo studio mirato solo al conseguimento della laurea, senza una comprensione personale profonda). La maggioranza degli adulti oggi ( a parte qualche anziano ) non sono altro che quei giovani dell’età del consumismo che a loro volta non hanno ricevuto alcuna formazione seria sul buongusto, l’arte in tutti i settori e un viver sano secondo natura, eredi della corsa al benessere del dopoguerra, pertanto non sanno dare alcun esempio significativo ai giovani, né possono costituire un punto di riferimento e un sostegno se non economico.

In realtà prima che una persona possa affermare che non le piace la musica classica e seria, dovrebbe essere in grado di valutare un’esecuzione, saper distinguere le differenze di direzione tra un direttore d’orchestra e l’altro dei grandi teatri italiani ed internazionali; solo quando sarà arrivato a questo livello di ascolto potrà in realtà giudicare se gli piaccia o no la musica seria e son convinta che a quel punto nessuno di mente sana potrà ripudiarla dato che è l’espressione più alta della cultura a cui l’umanità è giunta e lo stesso vale per le grandi opere dell’arte e della letteratura.

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