Prevenzione COVID-19

Prevenzione COVID-19 Aglio, cipolla e piante aromaticheIl vivere sano è un’arte che pochi conoscono a fondo e ancor meno mettono in pratica. Non è meglio prevenire l’insorgere di malattie che curarle quando ne siamo colpiti?

La prevenzione è possibile in maniera molto semplice e l’alimentazione vi ha un ruolo fondamentale. Purtroppo in questo nostro mondo sempre più tecnologico forse le cose più semplici e fondamentali per la salute e serenità sono spesso difficili da ottenere e vengono tenute in poco conto, quelle che nuocciono hanno invece grande successo e si spendono per esse capitali.

Sono certa che anche in questi casi gravi come l’attuale diffondersi del COVID-19 se le persone avessero l’abitudine di assumere quotidianamente cibi e bevande ricchi di antibatterici naturali, il contagio sarebbe meno attivo per le difese immunitarie che ognuno svilupperebbe nel suo organismo. Certo non significa la certezza di non contrarre il virus (la cosa è comunque variabile da soggetto a soggetto), ma sicuramente una notevole riduzione del rischio per molti.

Durante la peste qualcuno ha potuto aver contatti con i malati senza contagiarsi semplicemente bevendo tisane e spruzzandosi degli oli essenziali delle tre piante aromatiche per eccellenza: TIMO, SALVIA, ROSMARINO. Sicuramente gioverebbero anche come prevenzione contro il COVID-19. Se si bevesse ogni giorno una tisana (magari al mattino a digiuno) e si usassero queste erbe regolarmente in cucina insieme alle altre aromatiche che tutti conosciamo per variare quotidianamente il gusto dei cibi, il sistema immunitario di ognuno verrebbe rafforzato. Lo posso affermare per esperienza personale e di tutta la mia famiglia, sono pochi gli inverni in cui mi viene l’influenza e raramente ricorro ad aspirina o simili, solo una volta ho preso l’antibiotico in vita mia.

Oltre alle erbe l’aglio, come tutti in fondo sanno, è il miglior battericida naturale, un antibiotico naturale e vale il detto: uno spicchio d’aglio crudo al giorno, toglie il medico di torno. Dopo di esso viene la cipolla e i gli altri ortaggi della famiglia.

É noto da gran tempo, ma quanti lo mettono in pratica veramente? C’è forse qualche medico che lo annuncia ufficialmente? Quando ci dicono di stare a casa e lavarci bene le mani (cosa che a noi è stata insegnata fin dall’infanzia ogni volta che si tornava dalla città), c’è forse qualcuno che abbia diffuso il consiglio di prevenirsi contro il virus con questi rimedi naturali? No certo, perché se l’aglio andasse a ruba come le mascherine non sarebbe possibile produrne dell’altro prima che arrivi la stagione del prossimo raccolto, pertanto non portando un guadagno rilevante a nessuno, lo si ignora e si disprezzano questi metodi naturali che possono invece avere un reale effetto positivo.

Se negli ultimi anni c’è la tendenza di un ritorno a prodotti e stili di vita naturali, tuttavia ufficialmente si è ancor lontani dall’accettare universalmente che rimedi naturali possano essere efficaci e in molti casi preferibili a sofisticati prodotti dell’industria farmaceutica.

Purtroppo come in ogni campo oggigiorno, anche per la salute l’interesse economico non ammette rivali e arriva persino a determinare in che modo è permesso morire. Nessuno può individualmente cambiare il suo corso nefasto, guai se osa, chiunque studia viene indirizzato all’interno di un canale specifico del suo settore che lo lega al sistema e nel quale può in seguito acquistare prestigio e distinguersi senza però uscire dai binari predisposti.

Un medico ad esempio può venir radiato dal suo ordine se propone cure non in linea con quel che la scienza acquisita ritiene di norma. I suoi antagonisti useranno poi questo fatto come prova più convincente che i suoi metodi sono censurabili. Nulla è cambiato rispetto ai tempi di Galileo Galilei. L’opinione pubblica segue naturalmente la maggioranza e probabilmente a nessuno viene in mente che l’essere radiato dall’ordine dei medici può avvenire per cause opposte di cui una è negativa ma l’altra fa grande onore a chi ne è protagonista. Certamente la maggior parte degli scienziati non ha compreso davvero la teoria della relatività generale di A. Einstein.

Se centinaia di pazienti muoiono regolarmente perché la medicina ufficiale non è riuscita a curarli o proprio attraverso di essa perché non tutti possono reggere fisiologicamente alle sostanze chimiche dei farmaci che hanno giovato ad altri, nessuno ne fa parola, (si è fatto quel che la medicina ufficiale prescrive e la natura ha seguito il suo decorso), se però muore una persona sola che abbia rifiutato la medicina ufficiale ed è ricorsa a metodi fitoterapici, si fa sentire ovunque l’indignazione o commiserazione ed il fatto finisce sui giornali. Nessuno però pensa mai che a tante persone morte in ospedale forse con rimedi naturali in alcuni casi si poteva salvare la vita, questo è un dato di fatto comprovato da casi di guarigioni realmente avvenute.

L’importanza di uno stile di vita sano è essenziale e ancor più efficace e determinante dei rimedi per una certa malattia, meglio prevenire che curare. Purtroppo oggi il sistema immunitario della maggior parte delle persone non è in grado di contrastare un virus come quello attuale soprattutto perché non ci sono più gli antidoti naturali nel nostro corpo, distrutti da alimentazione e stile di vita insani, dall’abitudine di assumere medicine per ogni piccolo inconveniente come una normale influenza, dall’inquinamento atmosferico e pertanto se il rimedio farmaceutico manca siamo perduti.

La vita attuale è mossa assurdamente da due poli opposti entrambi al servizio dell’economia che finché si equilibrano il sistema regge, ma non potrà andare avanti così all’infinito. Da una parte la produzione incontrollata di beni e alimenti non salutari e superflui che provocano inquinamento e intossicazione esterna ed interna, dall’altra la scienza medica che alacremente ricerca sempre nuovi e più sofisticati rimedi e tecniche per curare le malattie del cui insorgere è essa pure implicata e finché si riesce a tenere forzatamente in piedi questo equilibrio l’economia trionfa, ma se d’un tratto crolla avviene il finimondo.

La fotografia

Io non stimo molto la fotografia fine a sé stessa. È uno strumento intermedio utilissimo in un dato lavoro per il raggiungimento di un certo fine in cui il risultato non ha più niente o poco a che fare con la fotografia che è solo al suo servizio.

Altrimenti la fotografia può essere una interessante documentazione storica del contesto umano o della natura di un passato più o meno prossimo o lontano.

C’è purtroppo oggi la tendenza ad attribuirle un merito che non ha. La si vuole innalzare ad un livello d’arte, quando è invece un prodotto tecnologico che fissando qualcosa lo rende artificiale e mentre inganna i nostri sensi con le parvenze del reale, irrigidisce e uccide sia la realtà naturale che l’opera d’arte che riprende. Ci inganniamo di esserci appropriati con l’atto pratico dello scatto di qualcosa che non siamo stati capaci di vivere in diretta e abbiamo con questa possibilità di fotografare perso un’occasione (e così centinaia), di vivere e gustare un’esperienza che ci poteva arricchire interiormente; riempiamo invece la memoria di un dispositivo tecnologico che non ci porteremo certo nella tomba.

In alcuni casi la fotografia può assumere un altro senso che è assai più raro e non va generalizzato (lo raggiunse negli scatti di qualche fotografo/a professionale diventato famoso/a). Dimostra il momento cosciente di chi la scatta, spettatore di qualcosa in cui altri sono immersi e vivendola in genere non vedono sé stessi ed il contesto come lo potrebbe un attore che pur recitando la sua parte ha la visione sia di sé che dell’intera scena. Il fotografo in quell’istante che precede lo scatto diventa spettatore di fronte alla vita, forse l’unico nel momento di una determinata scena che nessun altro vede con il distacco della sua missione professionale. Nemmeno il passante che magari guarda pure la scena o addirittura si ferma ma diventa anche con il suo guardare parte della scena complessiva perché non arriva a quella coscienza del suo agire, in questo caso del guardare, non vede se stesso e pertanto non è uno spettatore distaccato come può (dico può, perché non è scontato) esserlo il fotografo. Se lo scatto diventa un’abitudine, l’azione del mestiere che mira ad individuare qualcosa per guadagno o altri fini, anche il fotografo con il suo atto, pur riprendendo qualcosa nella cui immagine non rimane inquadrato, diventa anch’egli parte della scena, perché il suo scatto è appunto un gesto di routine che richiede sì capacità di individuazione, inquadratura, giusta illuminazione… tutte qualità intrinseche del mestiere applicate in maniera più o meno eccellente, ma non è quella vera presa di coscienza che precede lo scatto; per tacere delle migliaia di fotografie che vengono attualmente scattate da chiunque con il telefonino ed in genere lungi dall’avere un senso sono soltanto nocive per l’individuo.

In realtà lo scatto si riduce ad essere solo la prova di quelli’istante vissuto coscientemente con una consapevolezza che normalmente non abbiamo nella vita quotidiana e se così non è stato tanto peggio per noi. É qualcosa di molto sottile ed estremamente personale; persino un secondo fotografo che riprende il primo nell’atto di scattare può agire più d’impulso che di vera consapevolezza del suo agire e così se ne può aggiungere una catena dietro in cui forse soltanto uno si distingue veramente e diventa creativo perché raggiunge quella condizione che solo a noi umani è concessa, mentre ogni altro essere vivente ha solo la possibilità di esser parte della natura e coinvolto in ciò che condiziona e scandisce ogni momento della sua esistenza come lo siamo anche noi con le nostre necessità biologiche.

In fondo è meglio non fotografare affatto; oggi giorno in cui la fotografia è ormai troppo diffusa e usata quotidianamente è proprio l’atto contrario che solo può avere l’effetto di rendere consapevoli. Quando ci viene l’impulso di alzare il telefonino per scattare una foto, facciamo un piccolo sforzo e neghiamoci quel gesto, questa rinuncia ci renderà più coscienti mentre guardiamo con gli occhi quel che per pigrizia ci illudevamo di poter mettere in tasca.

Eventi per i giovani

Spesso si sente dire che bisogna organizzare più eventi e iniziative per i giovani. Bene, di per sé non ci sarebbe nulla da obbiettare, se non che oggi giorno con quel “per i giovani” sembra quasi che venga definita una categoria a sé stante, accomunata da un certo tipo di gusti, abitudini, costumi di vita di proprio esclusivo retaggio e diritto di cui gli adulti devono tener conto e che devono rispettare; mentre il fatto che la gioventù sia una fase della vita ed in particolare una fase di formazione pare che nessuno più lo sappia o voglia riconoscerlo.

Come mai oggi i giovani sono considerati una massa con gli stessi interessi e non dei singoli individui ognuno con le sue doti, aspirazioni e potenzialità da incoraggiare, coltivare e perfezionare affinché si formi una persona adulta responsabile, cosciente e motivata nella vita e non solo un essere che trova un posto nella società in cui inserirsi ai fini economici? Non è questo un campanello di allarme che i giovani (la maggioranza che fa numero e permette di associarli), oggigiorno sono dei manipolati? Purtroppo è proprio così ed il condizionamento avviene fin dall’infanzia.

I giovani non sono altro che le vittime di un sistema che non mira ad altro che all’economia, una società dove il guadagno è diventato l’unica meta e aspirazione nella vita. L’unica virtù unanimemente riconosciuta. Chi guadagna bene è rispettato, omaggiato, chi spende molto e paga subito senza esitazione riceve l’appellativo di “persona molto per bene” (cosa acquisti e come è pervenuto al denaro non preoccupa nessuno se solo ha svolto un mestiere o ruolo ufficialmente riconosciuto, nemmeno gli ambientalisti che pure si impensieriscono per le catastrofi naturali sempre più frequenti).

I giovani non seguono affatto le loro inclinazioni naturali e i loro gusti,vi vengono indirizzati da adulti senza scrupoli; così come le spugne assorbono facilmente qualsiasi liquido con il quale vengono a contatto e che è più abbondante, sia pure acqua inquinata o fangosa, così i giovani assorbono tutto quello che la società attraverso i media e altri espedienti pubblicitari diffonde di facilmente assimilabile senza sforzi, che agisce sui sensi, attiva certi meccanismi istintivi e favorisce il lasciarsi andare. Si credono liberi di poter scegliere, invece sono soltanto degli strumenti in mano all’economia che si lasciano trascinare incapaci di opporre la minima resistenza alle influenze esterne. Già da bambini la loro fantasia personale viene soppiantata da quella artificiale attraverso tutte le immagini con le quali vengono bombardati da non lasciare loro più alcuno spazio ed uniformarli ad uno stesso modo di pensare e di immaginare le cose (con la scusa forse di renderli più socievoli e affini tra loro). Quanto era più bello quando le favole venivano solo raccontate ai bambini e lasciavano tutto lo spazio alla loro immaginazione di rappresentarsi i personaggi e i luoghi dei racconti; oggi invece con i cartoni animati e i giochi sofisticati tutto è già stabilito, una merce prefabbricata che entra nel cervello, lo impigrisce e ammazza ogni stimolo personale. Poi da adolescenti e giovani acquistata una certa autonomia continuano per questa strada ad imbottirsi di materiale artificiale passivamente a seconda di “come tira il vento”come si sul dire: che sia musica leggera, cinema, mezzi motorizzati, vestiario, cibo, tatuaggi, cani… e molti adulti rimangono anche al loro livello incoraggiandoli a roteare in questo mondo fittizio che riceve la propria ragione di essere dall’economia per cui vi restano invischiati.

Siamo stati anche noi giovani, eppure tutto quel mondo che attualmente si fa loro appartenere a noi non ha mai toccato, né lo desideravamo, né ci sembrava allettante, al contrario lo percepivamo come una noia e con disgusto, ma perché? Perché avevamo ricevuto qualcos’altro in alternativa, è questo che manca oggi. Ci sono anche genitori che si lamentano di questo stato di cose, ma non sanno offrire niente di meglio ai loro figli, nessun riferimento, nessuna certezza e se non ricevono niente come è possibile negare loro ad es. di andare in discoteca la sera come fanno gli altri,(pure lasciati a loro stessi e alle influenze di TV, media, giornalini, riviste…) e pretendere che abbiano la forza personale a resistere immersi nella collettività degli amici a tutte le tentazioni che in quell’ambiente spesso si presentano come le droghe leggere per esempio. Per noi i genitori non avevano alcun timore a riguardo e la certezza che mai ne saremmo stati tentati e non ci facevano nemmeno raccomandazioni, erano superflue. Ricordo una volta tornando da scuola che una signora del vicinato ci chiese se i nostri genitori ci facessero le raccomandazioni di non prendere mai droga (purtroppo un ragazzo del paese era diventato dipendente), io cadevo dalle nuvole, era qualcosa che non ci riguardava, sorridevamo all’idea che qualcuno potesse pensare che potevamo esserne tentati, equivaleva ad avere pensieri suicidi, (occorre forse raccomandare ad un ragazzo equilibrato e sano di non suicidarsi? Forse nella società odierna occorre anche questo), mentre la signora allarmata che non ne parlassimo in famiglia ci fece la predica che secondo lei avrebbero dovuto farci i nostri genitori , cosa che mi divertì (pensavo solo: poverini gli altri genitori che devono aver paura che i loro figli ci caschino) e non riuscivo a capire il motivo perché temessero una cosa del genere riguardo alla quale per noi non c’era bisogno neanche di fare parole.

La coca cola è un po’ il simbolo di questo ambiente creato per traviare la gioventù a fin di lucro, perché mica se la sono inventata loro la Coca Cola, ma ha attecchito a meraviglia, la si può definire un mix di volgarità, evasione (perché nociva, ma non troppo, per la salute e quindi non raccomandabile secondo buonsenso e giudizio cui i giovani tendono a ribellarsi), sommato al gusto dolce e frizzante bevibile solo se molto fredda e si sa che i giovani amano le cose estreme che generano adrenalina, di fatti se è tiepida questa bevanda la si può solo buttare. Per fare un paragone l’intenditore di buon vino compatisce chi si limita a bere Coca Cola perché non ha imparato ad apprezzare il vino, così un giovane cresciuto in una famiglia di buona cultura che ha saputo trasmettergli l’amore per le arti, la natura ed il vivere in armonia con essa, il creare da sé e l’appagamento interiore che ne deriva, la gioia di vivere e la consapevolezza del proprio privilegio e dignità di esseri umani capaci di prender coscienza dell’universo e di se stessi, sfugge e disprezza tutto quel mondo artificiale e fittizio di cui tanti sono in balia trascinati passivamente e può solo compatire chi ne è asservito.

Prima di affermare che ai giovani non piace ad esempio la musica classica, il canto lirico bisognerebbe insegnare loro ad ascoltarla. Purtroppo nella maggior parte delle famiglie ciò non è possibile dato che i genitori non hanno una conoscenza riguardo all’arte maggiore dei figli e se agli adulti forse basta il benessere esteriore acquistato con il lavoro, ai giovani ancor pieni di iniziative e progetti viene lasciata carta bianca e senza guida avanzano a tastoni soffermandosi su tutto quello in cui incappano e che vien loro lanciato.

Anche coloro che sono preposti ad organizzare eventi e iniziative per i giovani, spesso non hanno loro stessi una conoscenza e discernimento sufficiente (che sono diversi dalla cultura esteriore che si può acquistare con lo studio mirato solo al conseguimento della laurea, senza una comprensione personale profonda). La maggioranza degli adulti oggi ( a parte qualche eccezione e i più anziani ) non sono altro che quei giovani dell’età del consumismo che a loro volta non hanno ricevuto alcuna formazione seria sul buongusto, l’arte in tutti i settori e un viver sano secondo natura, eredi della corsa al benessere del dopoguerra, pertanto non sanno dare alcun esempio significativo ai giovani, né possono costituire un punto di riferimento e un sostegno se non economico.

In realtà prima che una persona possa affermare che non le piace la musica classica e seria, dovrebbe essere in grado di valutare un’esecuzione, saper distinguere le differenze di direzione tra un direttore d’orchestra e l’altro dei grandi teatri italiani ed internazionali; solo quando sarà arrivato a questo livello di ascolto potrà in realtà giudicare se gli piaccia o no la musica seria e son convinta che a quel punto nessuno di mente sana potrà ripudiarla dato che è l’espressione più alta della cultura a cui l’umanità è giunta e lo stesso vale per le grandi opere dell’arte e della letteratura.

L’orso nelle Alpi

La reintroduzione dell’orso nelle Alpi.

Un controsenso è in fondo richiamare da una parte più gente possibile alla montagna pubblicizzando i luoghi ancor poco frequentati dove si può trovare la solitudine ed un contatto vero con la natura, (per infine distruggerla questa possibilità di solitudine e di trovare un luogo non frequentato assiduamente), dall’altra come per equilibrare la corsa e conquista da parte delle masse degli ultimi ambienti ancora del tutto naturali, si introducono animali selvatici predatori come lupi ed orsi ostentando una erronea compatibilità e buona convivenza tra questi e gli umani. Ciò può essere possibile solo finché l’iniziativa ed il moltiplicarsi su entrambi i fronti (quello umano dei frequentatori e quello degli animali stabilmente insediati), rimangono assai limitati e contenuti, ma se la tendenza di tali iniziative dovesse trovare vero incremento non potrebbe che nuocere ad entrambe le parti.

Come può l’orso moltiplicandosi nelle Alpi trovare davvero il suo ambiente naturale congeniale se aumentando la frequentazione della montagna alla quale si spinge da tante parti (associazioni, CAI, Guide Alpine, albergatori, aziende interessate alla vendita di materiale escursionistico e alpinistico, editori di riviste di montagna …) è costretto ad incontrare continuamente gli umani ed essere così disturbato nella sua vita selvaggia? Una volta non esisteva il turismo in montagna. Già ora con relativamente pochi esemplari, la morte di animali investiti sulle carreggiate dimostra che l’ambiente è troppo ristretto ormai e la vita contemporanea incompatibile con essi, troppo vicina con le sue infrastrutture artificiali. L’orso quindi prima o poi non potrà che soffrirne e le apparenti buone intenzioni nei suoi confronti non potranno che degenerare in negative. I disagi e la sofferenza saranno su entrambi i fronti, anche gli umani pagheranno per queste loro iniziative sfrontate e presuntuose di intervenire con le proprie mani nell’ambiente naturale, e chi pagherà non saranno probabilmente i sostenitori degli orsi, che ne ricaveranno forse al contrario dei proventi economici, ma altre categorie non implicate. Prima o poi qualcuno ne subirà le conseguenze e le aggressioni dirette non sono da escludersi se molta gente arriverà a frequentare i luoghi ora ancora prevalentemente solitari dove l’orso introdotto si rifugia.

Promuovere l’introduzione di animali predatori che sono stati presenti in certe arie in tempi passati è un modo per mostrarsi attivi nel salvaguardare la natura senza dover intervenire nelle proprie abitudini di vita e fare delle rinunce personali. Oggi giorno si vuole avere tutto e si crede di poterlo. Così da una parte correre dietro a tutte le comodità e vanità a cui nessuno vuole più rinunciare, nel contempo darsi il vanto di ambientalisti veri, (convinti che sia davvero positivo ciò che si ha imbastito perché si evita una riflessione approfondita sull’iniziativa che è assai soggettiva e dimostra solo un certo punto di vista), creare nuovi argomenti di discussioni, pretesti di lavoro ed impiego di personale, di tecnologie ecc. ecc. Alla fine il progetto di naturalizzazione dell’orso nelle Alpi si riduce come tutto, ad una disputa per ragioni economiche sul pro e contro e chi pagherà le conseguenze di tutto quanto? Il povero animale naturalmente (o gli animali tra predatori e predati) e forse qualche amante vero della natura che ha scelto una vita di fatica e sacrifici secondo i ritmi naturali, qualcuno che convive con l’ambiente in maniera ancora rispettosa nei limiti che la società oggi consente dedicandosi al lavoro di allevatore e coltivatore, attività che gli ambientalisti sicuramente non sarebbero mai disposti a sperimentare e svolgere personalmente. Loro possono discutere dietro ai banchi, magari davanti ad un bicchierino, far qualche passeggiata in montagna per monitorare gli animali, catturarli e poi rilasciarli per studi scientifici, povere bestie, mentre qualcun altro nel frattempo si occupa di un duro lavoro nell’ambiente della montagna con i suoi animali domestici.

È poi davvero curioso constatare che questi amici e protettori dichiarati degli animali, rimangano del tutto indifferenti se orsi o lupi fanno strage in un allevamento sgozzando mucche o pecore in quantità. Parlano allora soltanto di numeri di capi di bestiame (ridottisi ad oggetti valutati solo ai fini economici) e considerano il danno solo in relazione al denaro. La perdita economica subita dall’allevatore, l’eventuale somma da risarcirgli erogata dallo stato, mentre il terribile fatto subito dai poveri animali domestici indifesi e anche la loro vista con i corpi mezzo sbranati nei pascoli, non li tocca minimamente né commuove, basta sostituirli con altrettanti animali come fossero oggetti inanimati prodotti in serie che quando si guastano basta il denaro per rimpiazzarli con altri simili; questo dimostra tutta l’ipocrisia di quanti ostentano amore per gli animali e impegno per proteggerli e salvaguardarli. Forse che in natura ci sono distinzioni di diritto alla vita tra le specie animali? Non c’è piuttosto la costante ricerca dell’equilibrio? Solo l’uomo rompe questo equilibrio, sia con la persecuzione di alcune specie attraverso caccia (come è successo nel passato) o invasione e distruzione del territorio naturale necessario agli animali, sia con la reintroduzione forzata di alcune specie poi protette (pratiche degli ultimi decenni) che pure a lungo andare turbano ancor più l’equilibrio naturale che per tanti handicap operati dall’uomo ormai irreversibili, (perché nessuno è disposto ad una vera svolta nella propria vita che non sarebbe possibile senza sacrifici), non potrà più tornare come era una volta e pertanto mirare alla naturalizzazione di specie che una volta popolavano certi ambienti, nelle attuali condizioni di vita dell’umanità contemporanea non potrà portare ad esiti positivi. Forse sì la non estinzione e moltiplicazione per le specie reintrodotte, ma di contro tanti effetti negativi e squilibri e sofferenza sia per l’ambiente sia per altre specie animali e anche per l’uomo. – Oggi si agisce come agiscono i cattivi medici che somministrano un rimedio per un certo male senza troppo riflettere su effetti negativi che ne possono sortire per l’organismo; ci saranno poi altri rimedi per questi o se ne ricercheranno, la ricerca e l’economia ne sarà così spronata, pertanto l’iniziativa del medico è positiva, quel che deve sopportare il singolo paziente ai fini della società non conta, è solo una cavia per mandare avanti la macchina della produzione. Così anche ai bambini non si esita di prescrivere antibiotici per un po’ di febbre alta, distruggendo così i loro anticorpi naturali e il loro sistema immunitario, i virus acquisteranno così più virulenza e l’individuo ne sarà più soggetto durante la sua vita dovendo poi ricorrere a medicine più potenti e in dosi maggiori; ma come potrebbe se no la famiglia che ha programmato una vacanza magari in montagna, rinunciare a partire per permettere una guarigione lenta secondo natura al malato di turno, di una settimana o più a letto? No, subito l’antibiotico, guarisci al più presto in due o tre giorni, ti rimetterai poi in albergo, così il convalescente ancor pallido con il corpo indebolito da malattia e medicine, ma in apparenza guarito, parte con gli altri e viene trascinato fin dall’infanzia ad una vita forzata per il corpo e lo spirito (quanti casi del genere ho sentito), poi magari al ritorno dalla vacanza la ricaduta, ma qualche altra medicina più potente lo rialzerà presto perché possa tornare a scuola. – (Questo se non proprio attinente al tema è un tipico esempio della vita contro natura d’oggi giorno).

L’uomo dovunque si intrometta in ambito naturale porta sempre sofferenze e quando se ne rende conto (nel caso voglia evitarle) è già troppo tardi ed in genere la paga chi deve subire le conseguenze di un certo agire passivamente e senza sua colpa, uomo o animale. C’è da dire che la responsabilità dell’uomo e la colpa riguardo agli animali domestici è ancora più grande che di fronte a quelli selvatici, perché gli animali allevati sono completamente alle sue dipendenze, hanno perso ogni capacità di autodifesa e di reazione efficace per la sopravvivenza di fronte ad un imprevisto che può essere un predatore, sono completamente alla mercé dell’uomo a cui danno sostentamento e la protezione e cura che ne ricevono in cambio è il loro solo diritto che ne giustifica l’asservimento che altrimenti diventa vera crudeltà nel confronto di animali in cattività. Lo dimostra chiaramente il fatto che se un orso o lupo riesce a penetrare in un recinto o al chiuso dove si trova una mandria impossibilitata di fuggire, il predatore ammazza tutti gli erbivori senza necessità, dimostrando il suo istinto naturale pervertito a causa di condizioni create dall’uomo che mai si verificherebbero in natura ed i poveri animali allevati devono subire qualcosa di terribile senza possibilità di scampo. Si tratta in tal caso di vittime costrette a subire un’azione spietata di cui non si può incolpare il predatore e in fondo nemmeno l’allevatore per non aver preso sufficienti misure difensive perché i tempi sono cambiati, ma chi si illude di poter ripristinare in questo modo presuntuoso in poco tempo il danno arrecato alla natura nell’arco di più secoli con l’evoluzione social-economica dell’uomo.

La prima reazione di un vero amante della natura e degli animali è di sentire pietà davanti a certe stragi, mi domando come si possa rimanere indifferenti, forse che gli animali non soffrono? Soffrono e come, soprattutto se sono mammiferi superiori, il terrore, l’angoscia per l’impossibilità di scampo, il dolore nell’essere sbranati… e poi questi “protettori” della natura parlano solo di risarcimento economico di capi da sostituire (forse anche per l’allevatore che conosce le sue bestie una non è uguale all’altra e può esserci affezione personale), sono delle vite spezzate senza ragione giustificabile; un orso non vale più di trenta pecore di fronte alla natura ed una morte è meglio di cento. Il colmo dell’ipocrisia umana è mostrato oggi dall’opinione pubblica che si indigna e si fa sentire in ogni dove sui social-media per un piccolo maltrattamento subito da un cane o se viene abbandonato, mentre se vengono sgozzate dozzine di pecore e agnellini indifesi o vitelli in un pascolo dai predatori recentemente reintrodotti dall’uomo, l’emotività non è coinvolta e si parla solo di cifre e statistiche. Io credo che questo ritorno forzato alla natura non abbia un senso oggi, quando bisognerebbe intervenire cominciando da tutt’altra parte. Lo giudico un intervento che fa comodo ad una certa categoria di persone, non richiede sacrifici personali, si può tranquillamente continuare a rimpinzarsi di tutte le comodità e di tutto il superfluo che porta alla distruzione dell’ambiente naturale senza farsene alcuna coscienza e in più con la lusingante illusione di impegnarsi nella salvaguardia della natura e della biodiversità … bisogna proprio dire che il “diavolo” è riuscito a comprare le anime e trarre queste persone in inganno a meraviglia e pare ne siano ignare.

Il problema di fondo sta nel fatto che il mondo teorico ed intellettuale è ben lontano dalla vera realtà della vita; persone intelligenti che hanno studiato affermano cose del tutto vere e ragionate, conoscenze acquisite riguardo all’evoluzione, alla biodiversità, all’importanza degli ecosistemi e della selezione naturale attraverso la catena alimentare tra produttori, consumatori e predatori che stabiliscono il giusto equilibrio in natura … deduzioni logiche e consequenziali di ciò, del tutto giuste sulla carta e a parole, che mostrano anzi ragionamenti esatti e competenza scientifica … poi questo argomento trattato a livello di formazione universitaria viene sovrapposto alla realtà della vita e si crede che combaci con questa. Ma come possono delle parole e dei ragionamenti logici fissi e immutabili corrispondere davvero alla realtà? Allo stesso modo come esperti possono cercar di prevedere i rischi di valanghe di neve, possono dare la probabilità con un certo margine di attendibilità ma mai la certezza, né dove né quando esattamente ne verranno giù (altrimenti si potrebbe andare in montagna in tutta sicurezza consultando prima gli esperti), la natura è così vasta, grandiosa e imprevedibile, le sue possibilità di reazione sono infinite e non si lasciano imbrigliare nella razionalità dei nostri limitati cervelli che abbiamo da essa ricevuti e con i quali molti si illudono di poterla governare mente è sempre essa a governare noi ed un giorno porterà ognuno di noi alla morte.

Poi c’è un altro fattore di natura più prosaica, è la grande distanza tra il mondo intellettuale e colto da quello più semplice dell’azione diretta. Un lavoro primario che si scontra con quello terziario. Vorrei invitare un ambientalista che si occupa di studi scientifici e che così bene elenca i benefici della reintroduzione dell’orso nelle Alpi e anche le possibili e probabili conseguenze negative per allevatori e residenti nelle arie interessate, proponendo alcuni rimedi e dichiarando anche le problematiche non facilmente risolvibili, di trascorrere almeno un anno come vero allevatore assolvendo egli stesso tutti i lavori che richiede; forse a contatto diretto con l’ambiente e la realtà del duro lavoro la sua visione acquisterà un’angolazione un po’ diversa e dovrà rendersi conto di molte cose che seduto dietro ad un banco a scrivere o discutere non potranno mai apparirgli come sono veramente. Probabilmente non affermerebbe con tanta semplicità: “Si può prevedere anche di suggerire agli allevatori di far pernottare gli animali nelle stalle anziché nei pascoli”, quando si sarà reso conto cosa voglia dire tutte le sere andare a radunare gli animali negli alti pascoli e farli discendere fino alle stalle e al mattino riportarli su con tanto dispendio di energie e tempo: una mandria numerosa non è come dei cagnolini che ti seguono dove vai, ho assistito più di una volta al rientro o al cambio di un pascolo da parte di mucche o pecore, i cani hanno un gran da fare correndo avanti e indietro perché gli animali non si allontanino in altre direzioni e non rimangano indietro, il pastore impartisce ordini , argina con bastoni e fili il cammino per le mucche spostandoli man mano… non credo sia cosa semplice e senza fatica. Costruire poi nuovi recinti e stalle in muratura vicino agli alti pascoli frequentati dove sia possibile è certo un danno ambientale assai maggiore dei benefici che possano derivare dall’orso all’ambiente naturale e… a proposito, tutta la tecnologia utilizzata per monitorare gli animali non arreca essa un danno all’ambiente? Ma certo tutti gli apparecchi elettronici di ultima generazione, solo che la loro diffusione è ormai tale e le conseguenze sull’ambiente e sull’uomo così gravi che non ci si fa più caso, si preferisce rintrodurre l’orso con un piccolo contributo all’inquinamento generale causato dall’alta tecnologia.

Questo credo uno dei principali problemi: chi si batte per la reintroduzione dell’orso non è anch’egli un allevatore e non ha sperimentato questo tipo di vita, vede la cosa sotto tutt’altro aspetto e la sua vita privata non ne subisce conseguenze dirette. Pensare che con il denaro si possa poi rimediare a tutti i danni è il primo campanello d’allarme che dimostra come il mondo artificiale dell’uomo tenta di supplire ai danni che avvengono in quello naturale, due mondi incompatibili tra loro che prima o poi devono scontrarsi. Riguardo a questo argomento faccio la seguente citazione:

“Un altro aspetto da tener presente, non considerato nella normativa vigente al momento della reintroduzione dell’orso, ma di importanza fondamentale, è l’eventualità di sinistri arrecati alle persone. Su queste premesse il Parco Naturale Adamello Brenta stipulò un apposito contratto con una società assicurativa privata per coprire i danni provocati dagli orsi muniti di radiocollare, sia in Trentino, sia nelle altre province in cui essi si possono spostare.”

L’assurdo del mondo d’oggi è che con il denaro si possa supplire alla vita di una persona. Se c’è la possibilità di pagare sembra che tutto sia a posto; la persona però è morta, non benefica certo di quel denaro. D’accordo se si tratta di pagare soccorsi, cure, ecc. Forse che la reintroduzione dell’orso può giustificare la morte di una persona? (E già se ne prevede la possibilità), cosa c’entrano le statistiche con altri rischi e morti (per la strada, sul lavoro …), se fossimo noi stessi questa persona? Ecco quello che bisognerebbe sempre pensare e forse allora si cambierebbe idea. Chi si batte per la reintroduzione dell’orso sarebbe lui il primo disposto a conviverci da presso magari con i suoi bambini al margine del bosco che l’animale frequenta?

Il solo fatto che questi orsi debbano venir monitorati con un radiocollare e non lasciati semplicemente a sé stessi in natura dimostra già di per sé che oggi giorno l’ambente non è più congeniale a questi animali e rimarrà sempre una cosa forzata e prima o poi l’orso stesso e altri animali dovranno subire molte sofferenze per questa iniziativa dell’uomo e forse entrambi. È anche probabile che prima o poi gli orsi sfuggiranno al controllo degli uomini, si moltiplicheranno e verrà forse il giorno in cui più esemplari dovranno essere abbattuti per la sicurezza e incolumità di persone e allora sono stati introdotti per farli soffrire. Errato è anche il ragionamento attuale secondo il quale se un orso commette ripetutamente danni ad allevamenti e prende troppa confidenza avvicinandosi alle dimore umane sia considerato un soggetto anomalo sul quale intervenire cercando di intimorirlo, eventualmente ingabbiarlo per un po’ e in caso di vero pericolo per l’uomo di abbatterlo. Ma che colpa ne ha in fondo l’animale che non ragiona ed è portato ad agire dai suoi istinti? Forse ha preso confidenza con gli umani per puro caso ritrovandosi nelle loro vicinanze durante i suoi spostamenti senza esserne molestato e imbattendosi magari in allevamenti a causa della vicinanza dell’uomo all’ambiente naturale nel quale è stato introdotto e reagendo man mano di conseguenza adattandosi ad una certa realtà di fatti che ha trovato sul suo cammino, sarà il capro espiatorio dell’introduzione dell’orso e forse più orsi così come esso. Anche gli orsi quindi per gli ambientalisti non valgono come veri esseri viventi, sono solo cifre e si vuole che agiscano in un certo modo secondo la teoria umana della biodiversità in natura e dei suoi vantaggi (in fondo poi sempre per l’uomo), non hanno il diritto di agire diversamente secondo la loro natura, l’uomo li imbriglia e altrimenti poi li “riammazza.” Ecco un altro grande controsenso. L’orso oggi non può più essere un animale libero e selvaggio in mezzo alla natura (sarà sempre qualcosa fatto a metà tra l’artificio di uno zoo e l’ambiente naturale), è asservito all’uomo che lo tiene sotto controllo e se non si comporta secondo il suo volere viene ammazzato. Si ritorna in tal modo all’epoca in cui esso veniva cacciato e perseguitato da arrivare quasi alla sua estinzione, cosa cambia? Solo il fatto che è tenuto sotto maggior controllo e non è del tutto libero come lo era prima. Il vero orso del passato nell’ambiente naturale era tutt’altra cosa, si trovava nel suo regno, vero partecipe naturale alla lotta per la sopravvivenza, poteva andare dove voleva, cacciare come voleva, poteva anche assalire i cacciatori e poi fuggire oppure dei pastori con i loro greggi e poi fuggire senza essere ritrovato e anche l’uomo prendeva parte a questa lotta, poteva difendersi ed essere assalito, potevano essere esemplari diversi ad arrecargli i danni e lui magari ne catturava uno più vecchio o debole, per l’orso che offendeva per istinto c’era ancora una possibilità di scampo; oggi invece c’è l’esecuzione capitale e preventivamente la prigionia. Questa l’illusione dell’ambiente naturale che si vuole creare oggi e che naturale non potrà mai essere in questa società così contraddittoria.

Ecco un’altra affermazione tanto giusta quanto teorica:

“I benefici derivati dalla biodiversità sono di vario tipo. Economici in quanto la biodiversità rappresenta una materia prima per l’agricoltura, la medicina e la farmacia, l’industria; ambientali perché il mantenimento della qualità degli ecosistemi consente all’uomo di fruire di “servizi” come l’aria pura, l’acqua pulita, la creazione e la protezione del suolo, il controllo di agenti patogeni e il riciclaggio delle scorie; ecologici poiché maggiore è la diversità genetica di una specie, maggiore sarà la capacità per la specie di perpetuarsi.”

( Citazioni Da: Corso di laurea in valorizzazione e tutela dell’ambiente e del territorio montano. Università degli studi di Milano – Facoltà di scienze agrarie e alimentari).

Per non dilungarmi troppo vorrei fare notare solo l’enorme squilibrio tra questi benefici di misura assai limitata a cui la diffusione dell’orso e del lupo in Italia dovrebbero portare e dall’altro canto l’enorme volume di inquinamento che l’uomo continua a provocare con la produzione ed il consumo senza freni, a cui non si pone alcun limite e si tratta in gran parte di beni per nulla indispensabili e spesso anzi doppiamente nocivi per l’uomo, non solo per l’inquinamento che ne deriva durante la produzione e il dispendio di energie e materie prime e poi per lo smaltimento rifiuti di scorie e dei prodotti stessi dopo l’uso, ma in molti casi nocivi anche per il consumo stesso (sia per il corpo che per lo spirito); i benefici sopra citati che dovrebbero derivare dalla biodiversità vengono immediatamente neutralizzati e si dimostrano irrisori di fronte alla mole di malefici che entrano per un’altra porta. Il beneficio economico è poi sempre nominato per primo perché agli occhi della maggioranza tutto quello che è a favore dell’economia e porta un guadagno è positivo e da incoraggiare, per esempio anche il motociclismo in ambiente montano che porta un diverso tipo di turismo, se poi inquinano i boschi con il puzzo di benzina, con il rumore turbano la vita animale e anche umana dei veri amanti della natura, trasformano sentieri in terra dura come cemento togliendo areazione alle radici delle piante, distruggendo nidi di animali terricoli, creando percorsi di scorrimento per l’acqua piovana che in tal modo erode il suolo e porta a solchi e potrà in seguito esser causa di caduta di alberi e frane… tutto questo non ha importanza, quel che conta è che i motociclisti si fermano nei paesetti al bar o ristorantino, forse pernottano anche da qualche parte in zona, fanno insomma guadagnare quella manciata di persone che vogliono globalizzare il mondo e rovinare per lucro gli ultimi angoli naturali, dichiarandosi per giunta portavoce degli abitanti delle terre alte e amici dei montanari a cui vogliono portare benessere, perché nella loro limitatezza mentale il benessere può esserci solo con denaro e “puzza di benzina”. Ma credete forse che quel che si può ottenere con i soldi sia il vero benessere? Voi potete stare seduti al bar con un boccale di birra o altra bibita e vivanda e magari guardare intanto la partita in TV e questo è il vostro benessere conquistato con il denaro, poveretti! Non immaginate neanche qual possibilità di benessere cento volte maggiore e coinvolgente avete distrutto per ottenere quello vostro tanto disprezzabile e meschino. Forse proprio per l’invidia a quella pienezza di vita che non è asservita al denaro, che a voi è preclusa perché avete spezzato il vero legame con la natura e non la potrete mai sperimentare, vi impegnate assiduamente a distruggere ovunque la possibilità che altri possa ancora viverla per livellare chiunque alla vostra banalità di vita comoda e agiata.

Dieta vegetariana

Permettetemi di fare qui ancora una premessa: al bando ogni pregiudizio e luogo comune. Nulla è fisso e immutabile, neanche se affermato dagli uomini di scienza, perché se andiamo a considerare il modo di pensare attuale, l’umanità non è per nulla progredita e recalcitra da ogni affermazione contraria all’opinione comune e da ciò che pare acquisito ancora allo stesso modo come ai tempi di Copernico e Galileo rifiutava di staccarsi dalla visione Tolemaica.

Così per esempio oggi viene pubblicizzato il pane fresco come se fosse un distintivo di qualità al pari di altri cibi dove la freschezza è fondamentale e sinonimo di bontà e qualità ed è persino un obbligo per i panifici, quando in realtà il pane fresco fa male alla salute in quanto contiene lievito e andrebbe invece stagionato. Se oggi ci sono tanti panini che non si prestano ad essere tenuti per il giorno dopo questo dimostra solo la loro qualità scadente. Un buon pane se conservato correttamente dura anche tre o quattro giorni (se non di più) e si comincia a mangiarlo solo dal giorno successivo a quello in cui viene sfornato. Di fatti una volta esistevano le sporte per il pane, oggi cadute in disuso. Da noi in famiglia si faceva il pane in casa circa una volta a settimana, due grandi e lunghi pani con metà farina integrale e metà bianca che occupavano tutto lo spazio del forno a legna della stufa economica. Si integravano con alcuni panini bianchi comprati in città e anche per questi c’era il divieto di mangiarli il giorno dell’acquisto per tutta la mia infanzia e gli anni di scuola.

Così pure a differenza di ciò che comunemente si afferma, anche da parte di professionisti della nutrizione e salute del corpo umano, sono convinta che la colazione non è necessaria (almeno non nei paesi a clima temperato). E’ piuttosto una scelta facoltativa a cui ci si abitua avvertendone poi il bisogno, ma se ci si abitua a non farla si sta benissimo senza alcun sintomo di fame. Io posso tranquillamente ignorarla anche se intraprendo degli sforzi fisici fin dalla mattina, anzi di solito lo preferisco, solo qualche volta mi viene voglia di fare colazione e all’italiana, cioè leggera tipo cappuccino e brioche se al bar o caffè-latte o altra bevanda più salutare come spremuta di frutta o tisana e biscotti se a casa. (Penso che anche dietro alla colazione vi è l’interesse economico, che farebbero se no i tanti bar?). Tuttavia a pensarci bene appare più giusto il contrario : il corpo è riposato dalla notte, ha digerito la cena che ha apportato energie non ancora utilizzate e pertanto è pieno di energia, fresco per affrontare la mattinata; introducendo invece subito del cibo lo appesantiamo e richiediamo il lavoro della digestione. Se non è certamente bene fare dello sport subito dopo mangiato, questo può valere anche per il lavoro normale. E’ solo la misura più leggera tra lo sforzo e la quantità di alimenti introdotti con la colazione che non ci fa avvertire il negativo, ma il principio di base rimane lo stesso. Molto dipende anche dalla cena: se è vero che andrebbe fatta leggera e in tal caso giustificherebbe la colazione del mattino, è anche vero che nella maggior parte dei casi il pranzo a causa del lavoro è spesso frettoloso e preso fuori casa, mentre la sera tornando in famiglia con più tempo a disposizione si è più propensi a fare un pasto caldo che diventa il principale della giornata e pertanto appena svegli il giorno dopo non c’è affatto bisogno di riempire lo stomaco di nuovo e farlo lavorare. Per me è anche detestabile mettermi subito a mangiare appena sveglia. Piuttosto uno spuntino a metà mattina se ci si alza molto presto e non si fa la pausa pranzo prima dell’una.

Mi ha meravigliato incontrare dei vegetariani che mangiano qualcosa può volte nell’arco di una mattinata o pomeriggio quasi fosse cosa necessaria a causa della loro dieta; macché non siamo mucche a ruminare sempre, sarà da scansafatiche che vogliono interrompere l’attività che stanno svolgendo o è per darsi dell’importanza e mostrare agli altri di essere speciali. Poverini. Non c’è bisogno di fare più pasti degli onnivori, molto più importante è la varietà e qualità degli alimenti. Non è sempre semplice trovarla per chi abita in città, ma bisogna perlomeno imparare a distinguere al vederli ortaggi e frutta più genuini e non tirati su con tanti concimi e trattamenti e possibilmente freschi. É buona regola acquistare solo prodotti di stagione perché gli altri in genere non valgono niente e sono solo materia per riempire lo stomaco con in più qualche veleno, dato che vengono o coltivati in serre, o provengono da paesi lontani. Anche se i metodi di coltivazione sono certificati, devono percorrere tanta strada e vengono pertanto o raccolti troppo acerbi per durare e poi maturano artificialmente (pertanto non hanno di gran lunga le sostanze di quelli maturati alla pianta e al sole), oppure subiscono tanti trattamenti per la conservazione. Inoltre durante il trasporto possono essere esposti a smog, scarico dei veicoli ecc. una cosa da non sottovalutare anche riguardo a dove viene esposta per la vendita frutta e verdura. Mi ha sempre stupito vedere fruttivendoli con le cassette di verdure esposte fuori lungo strade trafficate per non dire degli autocarri ambulanti e anche certi fruttivendoli all’aperto fissi che quotidianamente caricano e scaricano la loro merce con i furgoncini aperti e tutto quello che esce dalla marmitta del mezzo va a contaminare frutta e ortaggi. Pazienza se si tratta di arance, angurie, noci, patate e tutto ciò che è protetto da buccia, ma che dire dei cestini di fragole aperti in bella mostra, di insalate, cavoli, porri, spinaci e persino funghi di cui si dice di non raccoglierli se crescono lungo le strade perché assorbono sostanze nocive, forse che una volta raccolti non le assorbono più e possono venir esposti in bella fila lungo una strada trafficatissima? E dire che ci sono gli ispettori della ASL che vengono a fare un sopralluogo quando si inizia una nuova attività ed è obbligatorio e bisogna pagarli, anche se si tratta di esercizio non alimentare come il mio, ma su queste cose invece non dicono nulla e lasciano tranquillamente che i cittadini mangino veleno, così forse hanno più lavoro le farmacie. E anche nelle fiere con la calca di gente e tutti i batteri che circolano, le particelle che ognuno immette nell’aria parlando, starnutendo, tossendo, e la polvere della strada, si permette l’esposizione all’aria delle giare aperte di olive e altri alimenti simili in salamoia, dei funghi secchi che perdono inoltre tutto il loro profumo e pertanto anche parte del gusto oltre ad inumidirsi, delle spezie macinate, dei formaggi tagliati e tanto altro che mica si lava…

Per i vegetariani gli ortaggi non sono un contorno ma l’alimento principale e pertanto è importante la loro qualità che altrimenti è come non aver mangiato e aver solo riempito lo stomaco di qualcosa. Non pochi si lamentano di carenze con una tale dieta e cercano alimenti diversi che possano risolvere i loro problemi, ma più che cercare prodotti rari e costosi direi che è più importante ricercare gli alimenti più comuni ma di diversa provenienza, biologici e magari rifornirsi anche cercandoli più lontano presso piccole aziende agricole almeno per quelli che possono durare nel tempo senza guastarsi: un buon olio d’oliva evo da usarsi per ogni condimento senza risparmio dato che non ha controindicazioni e fa solo bene, di frantoio è certamente migliore di tutti quelli confezionati anche delle migliori marche che si trovano nei supermercati; le patate tenute al buio in luogo asciutto e fresco durano più mesi, dall’autunno alla primavera come pure le cipolle e l’aglio, basta appenderli a mazzi o trecce, pertanto se si abita in una grande città non c’è ragione per non rifornirsi se si ha trovato la qualità genuina. D’estate si può poi provvedere a fare le salse e marmellate in casa con pomodori e frutta di buona qualità. Non poche erbe si possono anche essiccare. Per il resto bisogna usare un po’ di buon senso ed evitare quel che è di cattiva qualità, (si sente anche dal poco gusto dei cibi prima di condirli con sale ecc.). Per es. se in città non si trovano delle buone carote ( che sono un ortaggio ricco di vitamine di per sè consigliatissimo soprattutto crude, ma non semplici da coltivare e mantenere sane pertanto nelle coltivazioni di massa sono le più soggette a ricevere antiparassitari e concimi per farle ingrossare e che essendo radici assorbono direttamente, cosa molto differente da quel che può assorbire di sostanze immesse nel terreno, un frutto o la parte aerea di un ortaggio), è meglio non acquistarle affatto e magari ripiegare su un succo di carote confezionato di una ditta biologica. Talvolta anche un prodotto surgelato può essere migliore benché di regola siano preferibili i freschi, questo perché la concorrenza sprona le ditte a presentare prodotti più gustosi e quindi surgelare verdure di miglior qualità che altrimenti non sanno di nulla e nessuno le compra più.

Quando gli ortaggi sono di misure particolarmente grandi e regolari, perfetti, lucidati (a me che li conosco come crescono nell’orto mi danno l’idea di plastica), non sono certo i migliori dal punto di vista nutritivo. Per esempio peperoni senza alcun difetto sulla buccia tutti ugualmente gialli e rossi, lucidi e regolari ; melanzane enormi; spinaci con foglie grosse e regolari poco accartocciate e pulite; pomodori a grappolo troppo sodi; fagiolini verdi quasi traslucidi che sembrano di vetro; patate troppo lisce e pulite che non sembrano nemmeno uscite dalla terra; carote senza più alcun verde, dalla superficie di aspetto gommoso che dimostra che sono tutt’altro che fresche e senz’altro trattate se costano poco; sedani completamente gialli: con crescita naturale solo i gambi e le foglie più interne sono gialle e tutte le altre verde scuro, pertanto se non c’è neanche un po’ di verde significa che sono coltivati in modo eccessivamente artificiale; verze enormi anche queste senza foglie verdi esterne e completamente gialle e integre senza un buchino. (Chi coltiva il cavolo nell’orto sa quanto è facilmente preso d’assalto dai bruchi nati sulle foglie dalle uova che le farfalle vi depositano spesso e volentieri e anche una rete non è sempre efficace, se non si usano insetticidi l’unico rimedio è controllare ogni cavolo e prelevare i bruchi e le uova manualmente se si trovano, finché la pianta è giovane soprattutto, una volta che ha formato la palla i bruchi non potranno più penetrare all’interno senza aver prima rosicchiato le foglie esterne e i buchi che creano sono il segno d’allarme per andarli a cercare e oltre a loro ci sono anche le lumache con tempo umido). I broccoli devono essere belli verdi, se tendono a sfumature bruno-giallastre sono ormai vecchi di più giorni, se hanno il gambo principale da cui dipartono le ramificazioni particolarmente spesso è segno che sono cresciuti su tanto concime che agisce come un “doping” ma a discapito delle qualità nutritive e del gusto, (alle piante succede come per noi umani: chi nasce ricco e ha tutto facile e a portata di mano senza fare alcuno sforzo o sacrificio, in genere non costruisce una sua personalità e tutto il suo essere rimane superficiale e piatto, insignificante e in nulla si distingue da altri cresciuti in simile condizione, sballottati dagli eventi esterni, asserviti ai propri impulsi momentanei); anche i vegetali devono fare i loro sforzi per estrarre le sostanze nutritive dal terreno, solo così si arricchiscono e diventano buoni, con la trasformazione graduale, se hanno già tutto lì contro le loro radici e in troppa abbondanza che basta risucchiarlo, si gonfiano e non hanno il tempo di elaborare tutte quelle vitamine e sostanze che ne fanno la distinzione di qualità e diventa quasi indifferente mangiare questo o quell’ortaggio, tanto sono tutti principalmente solo acqua e materia con pochissimi principi attivi nutrienti. Tra la frutta più trattata troviamo le mele, pertanto è meglio sbucciarle anche se se ne vanno delle vitamine ma con esse anche molto veleno, in tarda primavera e inizio estate sarebbe meglio non acquistarle più fino all’arrivo delle qualità precoci, perché per durare così a lungo da ottobre in cui inizia la raccolta chissà quanti bagni hanno ricevuto.

Per i vegetariani è anche importante saper cucinare e acquistare il meno possibile alimenti confezionati e già pronti in modo da aver la certezza della qualità degli ingredienti usati e della modalità di preparazione; al bando la pigrizia in cucina. Inoltre bisogna sapere che i legumi e simili in scatola anche se cotti a vapore possono venir usati ogni tanto come contorno e aggiunta ma non devono assolutamente diventare il consumo principale e sostituire ortaggi e legumi freschi oppure essiccati (perché non contengono le sostanze equivalenti). I legumi secchi vanno sempre messi a bagno anche se per taluni nelle modalità di preparazione sul pacco non c’è scritto, preferibilmente 8 ore, ovvero tutta la notte con un poco di bicarbonato aggiunto all’acqua se è dura, (comunque non guasta mai) e anche dopo nell’acqua di cottura una puntina di coltello lasciando poi la pentola senza coperchio quando inizia la cottura affinché con la schiuma che si forma non straripi,( la si può asportare ), il bollore deve essere sempre assai moderato, in particolare per i ceci altrimenti rimangono duri. Se d’estate con tanti ortaggi a disposizione e i fagiolini freschi si può fare a meno di consumarne d’inverno sono fondamentali e andrebbero consumati almeno una volta a settimana come piatto principale se non due e rientrare come ingrediente in piccole quantità in altre preparazioni: minestroni, minestre vellutate, polpette, insalate di pasta o riso, creme da spalmare sul pane ecc.

Anche i funghi sono importanti e se non è stagione e non si ha la fortuna di andarli a cercare nei boschi e di aver imparato a conoscerli, i porcini essiccati vanno comunque sempre bene e si possono usare come sugo da accompagnare ad es. a polenta, pasta o riso, oppure per una minestra a base di farina. Funghi secchi possibilmente non venduti sciolti esposti all’aria, perché in tal modo perdono buona parte del loro aroma, sani e che vanno messi a bagno almeno 4 ore prima; a differenza dei legumi dove l’acqua di ammollo viene buttata e questi vanno sciacquati, per i funghi l’acqua di ammollo che si colora di bruno perché vi si disciolgono parte delle sostanze del fungo va utilizzata per la cottura degli stessi tranne il residuo di fondo in cui si può depositare terra e sabbia; è pertanto bene pescare le fette di fungo dall’acqua, aspettare che questa decanti e poi versarla lentamente senza rimestare in pentola buttando l’ultimo dito d’acqua con i residui che rimangono sul fondo e poi ripetere la stessa operazione dopo la cottura prima di sminuzzare i funghi e preparare il sugo con aggiunta di farina, olio, aglio e volendo un po’ di latte o panna, oppure da aggiungere al sugo rosso con passata di pomodoro.

Molto indicata è poi la minestra di cereali biologici che si possono macinare grossolanamente, in mancanza di meglio si può usare il macinino da caffè dato che bastano quantità limitate: uno o due cucchiai colmi di grano macinato a persona che va bollito almeno mezz’ora, se si mette a bagno il macinato qualche ora prima è ancor meglio, per i chicchi interi è obbligatorio come per i legumi, che se rimangono duri anche dopo un’ora di cottura difficilmente il corpo potrà assimilarli bene.

Le verdure fresche sono indispensabile accompagnamento per tutti i piatti principali quando non si tratta già di un minestrone; intendo per la pasta, il riso, le patate che sono la base da preparare in modi diversi accompagnati da ortaggi di stagione. Raramente mi limito al solo sugo di pomodoro, lo accompagneranno in autunno- inverno cavoli di tutti i tipi, spinaci, zucca, porri, bietola, carciofi, catalogna; finocchi , carote e altre radici sono preferibili con le patate oltre agli altri ortaggi; in primavera- estate catalogna, cima di rapa, fave, piselli, bietolina nuova, poi zucchini, basilico e più tardi melanzane, fagiolini verdi, peperoni, pomodori freschi (d’inverno e primavera è preferibile usare le passate e conserve di pomodoro che quelli freschi non valgono nulla tranne in rare eccezioni). L’insalata a foglia verde poi non deve mai mancare, da consumare quotidianamente o quasi con buon olio evo e molto indicato è aggiungervi della cipolla rossa cruda o in primavera cipolline fresche e quando disponibili altri ortaggi da mangiare crudi come rapanelli, cetrioli, peperoni, cavolo rapa, carote grattugiate. Il prezzemolo naturalmente va usato in ogni occasione in cui sia indicato perché ricco di vitamina c. Da non dimenticare che ci sono anche le pannocchie di mais d’estate, mentre d’inverno c’è la polenta, oltre al mais in grani in scatola da usarsi moderatamente per arricchire ogni tanto le insalate come pure i sott’olio o sott’aceto che per chi ha l’orto li può preparare in casa e con un po’ di pratica verranno ottimi. Anche le marmellate è preferibile prepararle in casa pure se con frutta acquistata che va lavata accuratamente.

Non sto qui certo a dare ricette e con un po’ di fantasia si può improvvisare per una cucina personale, vorrei solo ricordare che l’aglio la cipolla e tutte le erbe aromatiche come pure le spezie sono fondamentali in una buona cucina salutare e non devono mai mancare. Commettono un grosso errore tutte quelle ricette dove si dice di fare insaporire con l’aglio e poi di tirarlo fuori, l’aglio va mangiato sempre (non è come una foglia di alloro che poi si tira fuori e si butta), tanto più che cotto perde completamente l’odore ed è anzi bene aggiungerlo affettato verso fine cottura in modo che bolla solo due tre minuti e mantenga buona parte delle sue virtù. Ancor meglio è consumarlo crudo del tutto se possibile; se consumato alla sera il mattino dopo non rimane traccia di odore, del prezzemolo fresco masticato dopo l’aglio dovrebbe eliminarne l’odore o una tisana di aromatiche tipo menta o salvia presa dopo il pasto. La sera in famiglia il miglior espediente è mangiarlo tutti perché solo chi non ne ha mangiato ne sente l’odore, per gli altri l’aria è neutra. Se si considera quanti benefici apporta l’aglio non bisognerebbe proprio rinunciarvi, tanto più che abituandosi il suo gusto piccante e l’aroma è persino buono e preferibile al pepe. Pertanto niente di più stupido del pesto senza aglio, gli antichi che lo hanno inventato sapevano ciò che è bene, oggi sono tutti viziati e poi preferiscono correre in farmacia e prendere pastiglie con effetti collaterali per la soddisfazione delle multinazionali produttrici di farmaci che con l’aglio, la cipolla e altri prodotti naturali che non subiscono preparazioni non si arricchisce certo nessuno. Ma la natura prima o poi si vendica e il denaro non giova per non ammalarsi. Volete che continui l’elenco degli alimenti a disposizione dei vegetariani? Ci sono le noci di tutti i tipi con cui si possono fare pesti o sughi come volete chiamarli e naturalmente possono rientrare in tante preparazioni dolci o anche mangiate con lo yogurt o nel “muesli”, cioè fiocchi di avena con frutta secca che vanno messi a bagno nel latte e non è necessario mangiarli a colazione, possono benissimo far parte del pranzo o di un eventuale spuntino. C’è la farina di ceci non solo per fare la farinata, il semolino che oltre ai tradizionali gnocchi alla romana può essere usato per una minestra leggera di “semolino bruciato” che prima dell’aggiunta di acqua e aromi va imbrunito rosolandolo nell’olio, magari anche con della cipolla; poi ci sono le novità più recenti dei tanti semi: quinoa, sesamo,miglio, ecc. Dimenticavo la soia perché la uso poco, tutt’al più la farina nelle minestre (la soia purtroppo non è più quella di una volta perché è stata ormai tutta modificata e pertanto forse è meglio non farne un uso eccessivo). Tra la frutta c’è da ricordare che l’uva è un alimento completo e qualcuno consiglia addirittura di fare una cura autunnale mangiando solo uva, cosa che con l’uva acquistata probabilmente non è l’ideale perché si sa che per mantenerla sana è indispensabile spruzzare dei veleni antiparassitari e anti-fungini alla vigna. Importantissimo è lavare accuratamente la frutta e verdura acquistata e vale naturalmente per tutti, ma i vegetariani consumandone di più sono maggiormente soggetti ad assumere le sostanze nocive, spesso questo viene trascurato, un po’ per pigrizia un po’ per disinformazione. Così si vede ad esempio in strada il turista in particolare, che strofina la mela appena acquistata un poco sui pantaloni per poi mangiarla con la buccia. E alla fontana in piazza quante volte ho visto gente far scorrere appena un po’ d’acqua su un grappolo d’uva, su pesche e albicocche e addirittura aprire il rubinetto solo un filino forse per paura di bagnarsi gli abiti e quell’acqua può al massimo aver asportato la polvere dalla buccia quando non l’ha fatta aderire maggiormente; apparentemente si tratta solo di un rito perché si sa di doverlo fare per mettere a posto la coscienza e mangiare più tranquillamente, l’efficacia reale del gesto sembra non avere alcuna importanza, e poi ridicono magari di riti e credenze orientali incomprensibili al giorno d’oggi con il progresso della scienza. D’autunno ci sono anche le castagne ed i funghi freschi, una valida variante temporanea nella dieta che apporta notevoli proteine; se si va a raccoglierli personalmente nei boschi la salute ne guadagna doppiamente con il movimento e l’aria buona. Naturalmente ci sono poi il latte e tutti i latticini, formaggi e uova di allevamento a terra possibilmente all’aperto, perché siamo vegetariani e non vegani, (l’unica cosa su cui bisogna chiudere un occhio è il caglio di dubbia provenienza nei formaggi, di più probabile origine animale che vegetale; si può provare a fare il formaggio fresco in casa che è molto semplice, ma non si può nemmeno perdere le giornate dietro al cibo per prepararsi i formaggi stagionati, (bisognerebbe già essere in pensione e non aver altro da fare nella vita), come detto però non siamo fanatici di un’etica campata per aria, né idealisti (basta sedersi su una sedia per ammazzare un mucchio di microorganismi, camminare su un sentiero per calpestare inavvertitamente formiche e altri piccoli animaletti e nulla mi trattiene dall’ ammazzare una zanzara o mosca che sta per pungermi, invece mi dà già fastidio vedere qualcuno che ammazza una vespa, un’ape o calabrone o addirittura un topo); è in fondo questione di abitudine: siccome una volta non c’erano tutte le modalità di informazione di oggi non ne sapevamo niente dell’origine del caglio e mangiavamo il formaggio ignari, se ora sappiamo si può limitarne il consumo ma anche chiudere un occhio se non disgusta davvero, perché gli animali si ammazzano ugualmente.

Se avete delle carenze prima di correre in farmacia dovreste correre nelle campagne a trovare i rimedi per la salute. Se avete carenza di ferro ricercate le ortiche, una bracciata di punte raccolte lontano da strade cotte in poca acqua per dieci minuti circa e poi tritate e preparate con besciamella e volendo un po’ di panna da cucina fanno un ottimo sugo verde molto più ricco di ferro degli spinaci, e anche l’acqua di cottura si può bere basta averle prima lavate bene e raccolte dove sono pulite e non presso a stalle di animali. Ci sono poi tante altre erbe spontanee buone che crescono negli incolti e sulle scarpate sia per cucinare che per uso crudo come ad es. il tarassaco. Molto bene fanno anche le tisane alle erbe, efficacie prevenzione contro batteri e virus influenzali, soprattutto le tre classiche: salvia, timo e rosmarino e anche la menta fa molto bene; andrebbe bevuta almeno una tazza al giorno, molto meglio che prendere il caffè per una pausa durante la giornata.

Importante poi evitare tutti i prodotti sofisticati che fanno male: in primis la Coca Cola e tutte le merendine, soprattutto per i bambini, (certo è comodo per i genitori la merendina ed il succo di frutta da concentrato con cannuccia in borsa o nella cartella da scuola dei bambini, ma non sono certo salutari), molto meglio una bella fetta doppia di pane farcita, e non quelle fette triangolari per tramezzini che non si possono chiamare pane, del pane vero, magari ai cereali… Ai vegetariani per scoraggiarli consiglio di leggere gli ingredienti di tutte quelle merendine e anche dei gelati che si trovano nei supermercati, quasi sempre compare la voce : mono e digliceridi degli acidi grassi, e sapete di che si tratta? In genere di scarti di macellazione e unghie e corna triturate d’animali, forse questo basterà per farvi passare la voglia di acquistarli avendo guardato magari al risparmio. Meglio risparmiare con un gelato artigianale preso raramente in gelateria che consumare spesso quei prodotti a poco prezzo dei supermercati. Tra l’altro mi meraviglio come non se ne abbia mai abbastanza pur prendendolo quasi quotidianamente, a me passa la voglia solo al vedere la gente dappertutto mangiare il gelato in strada. Tanti altri alimenti in vendita sono da evitare ed è ormai risaputo, tuttavia si continua ad acquistarli: come ad es. le margarine, i formaggini economici fatti di formaggio fuso e altri additivi, i succhi di frutta da concentrato, le macedonie in scatola, i vini a basso prezzo; le patatine e altri salatini simili e le bibite gassate possono essere un acquisto saltuario, magari per una festa, un evento, certamente non rientrare nella spesa regolare e tutti quei prodotti che contengono conservanti e coloranti artificiali. Come detto in principio una dieta vegetariana sana non richiede alcun integratore, né comporta alcun problema di salute, al contrario.

A proposito di vegetariani

Cercando sul web informazioni sulle proprietà di alcune spezie sono capitata a leggere dei post e commenti riguardo a diete vegetariane, vegane e onnivore che mi hanno invogliato a scrivere questo articolo.

Il problema delle discussioni tra vegetariani e onnivori è sempre la mancanza di una visione globale, ognuno si fissa sulle sue posizioni e cerca motivi per difenderle e se ne trovano sempre sia da una parte sia dall’alta invece di considerare in modo neutrale i veri aspetti positivi. Io sono vegetariana di nascita quindi da oltre quarant’anni, come tutta la famiglia e siamo sempre stati in buona forma fisica e forza senza mai prendere integratori di alcun tipo, merito sicuramente dell’orto di casa; andare in farmacia o dal medico è cosa rara per noi, tutt’al più della Tachipirina o Aspirina per un’influenza invernale e non tutti gli anni. Antibiotico ricordo di averlo preso solo quella volta in cui da bambina mi era venuta un’infezione acuta  non avendo disinfettato e tenuto sufficientemente pulita una piccola ferita al piede, era d’estate e con i sandali facilmente poteva andarvi lo sporco e avevo trascurato senza pensarci.

Ritengo che diventare esclusivamete vegani sia un po’ esagerato e certe diete come le crudiste e simili, (certo si può scegliere di fare una vita da asceti ma l’alimentazione in tal caso non sarebbe la cosa più importante nello stile di vita), pertanto io dico: al bando ogni fanatismo, anche perché la nutrizione non deve essere un problema su cui dover riflettere e perder tempo a mettere insieme menù, fare conti di calorie ecc. Noi non lo abbiamo mai fatto, la dieta il più possibile varia deve venire spontanea e una volta alzati da tavola non ci si pensa più, ci sono cose più importanti nella vita che far calcoli di calorie, vitamine, lipidi, glucidi assunti, non me ne intendo per niente e nessuno l’ha mai fatto in famiglia. Se ci si trova a farli significa che c’è già qualcosa che non va e lo stile di vita non è naturale.

Naturalmente per chi da onnivoro decide di diventare vegetariano e molto più difficile, consiglio di fare il passagio gradualmente e non cessare il consumo di carne e pesce d’un tratto, ridurlo invece piano piano sempre più fino ad avvertire di non averne più necessità. Altrimenti le conseguenze negative potrebbero venir fuori più tardi. Per essere in armonia con la natura ogni cosa va fatta gradualmente con misura.

Quel che differenzia  chi è vegetariano di nascita o lo è diventato non per suggestioni esteriori, consigli di amici… ma per propria convinzione intima che va oltre ogni giustificazione esteriore è che non ha più bisogno di domandarsi di un perché e di diffendere la sua posizione, lo è e basta e non potrebbe essere altrimenti qualunque considerazione si possa fare a riguardo pro e contro.

In particolare nell’alimentazione non cerca sostituti della carne e piatti che somigliano a quelli che mangiano i carnivori, anzi rifugge da ogni somiglianza soprattutto esteriore ma anche di consistenza che ricordi la carne a cui non rinuncia ma che detesta. Noi in famiglia non abbiamo mai comprato burgher vegetali, spezzatino di soia, seitan e simili. Li ricercano coloro che da onnivori si fanno vegetariani e conservano l’abitudine dei piatti che mangiavano prima e mentalità di carnivori anche quando sono diventati vegetariani. Chi come noi lo è di nascita non considera assolutamente cibo tutto ciò che è parte del corpo animale e rifugge anche da ogni somiglianza con la carne. Perché scusate, voi carnivori occidentali se vi trovaste ad abitare in una comunità che mangia grilli, ragni, millepiedi, maggiolini e ogni sorta di scarafaggi, rifiutando a tavola i loro piatti sareste contenti se la vostra bistecca o i ravioli alla carne fossero preparati in modo da assumere la forma proprio di quelli scarafaggi e millepiedi che avete rifiutato e che vi fanno ribrezzo, tanto che vi possa venire persino il dubbio se sia davvero tutta carne di vitello o se non vi abbiano intrufolato anche qualche scarafaggio per davvero?

In quanto all’etica che le due parti si disputano voglio dire qualcosa ai vegetariani più che ai carnivori. Certo anch’io ho orrore all’uccisione degli animali, mi disgusta e fa pietà, la trovo ingiustificata oggi giorno e anche soprattutto le condizioni di questi poveri esseri quando vengono allevati per il solo scopo di produrre carne e latte e uova, una vita tristissima in prigionia, è da ritenersi un crimine, ma non per questo si deve incolpare chi mangia carne o latte e uova, la schiavitù degli animali continuerà ugualmente, è il sistema che deve cambiare e cessare la sete di guadagno, ogni prduzione non strettamente necessaria. Solo allevamenti all’aperto dove gli animali hanno spazio per muoversi in libertà a contatto con la natura. Se latte e uova diventeranno più rari e non abbiamo più ovunque supermercati stracolmi (chissà quanto viene buttato), questo sarà solo un bene: si mangerà di meno, non occorreranno più le diete dimagranti, si vivrà più sani perché i prodotti saranno più genuini e nemmeno occorreranno più tutti quei soldi che circolano in giro per spenderli in prodotti che fanno male alla salute e poi richiedono altri soldi per rimediare con medicine e diete costose, prodotti dietetici particolari con meno calorie, meno grassi… e magari ricorrere a dottori che pure vanno pagati, per non dire dell’energia e delle materie prime sprecate per produrre tutti questi alimenti. Che assurdità, nei periodi di guerra non c’era certo bisogno di tutti questi prodotti che riempiono gli scaffali e sono nocivi per la salute, i più io non li compro mai e taluni solo in rare eccezioni.

In quanto a sofferenza animale voi vegetariani avete mai pensato quanto è ugualmente crudele la condizione di altre speci libere in natura allevate in gabbie negli zoo e nei Circhi? Le acquisizioni scientifiche sull’anatomia del corpo di tutte le speci conosciute, le loro abitudini alimentari … conoscenze quasi sempre acquisite sezionando degli animali, aprendo loro lo stomaco e gli esperimenti medici per testare nuovi farmaci o peggio; ma alle medicine certamente non rinunciate. Tra gli animali  in cattività particolarmente malvagio è tenere gli uccelli in gabbia amputando così la loro naturale predisposizione al volo, tristissimo anche quando nascono in gabbia e sarebbero innetti in libertà non avendola mai sperimentata esseri manipolati dall’egoismo umano magari esposti alla vendita nel caos delle fiere come merce qualunque. Un crimine imperdonabile è poi usare gli uccellini  come richiami per attività venatorie, il povero animale in gabbia che subisce l’illusione di essere nel suo ambiente naturale ma pur chiuso in gabbia canta e richiama così i partner che appena si avvicinano vengono sparati dal cacciatore, un vero assassinio, un crimine contro la natura.Tanto si potrebbe ancora elencare ma voglio smettere che mi vien quasi la nausea ed una gran tristezza riguardo a tutto il sapere umano. Certo anche la natura è crudele, basta pensare al gatto che gioca con il topo prima di ucciderlo, ma l’uomo come essere superiore e coscente dovrebbe proprio interrompere la catena delle sofferenze originate dagli istinti innati che negli animali quando non sono strettamente legati alla sopravvivenza e conservazione della specie, mostrano proprio la tendenza in natura verso l’arte e la coscienza che ha portato all’uomo. Se negli animali questi istinti ancora rudimentali, in fase di sperimentazione e incoscenti trovano la loro giustificazione anche quando sono ai nostri occhi crudeli proprio perché sono parte dell’evoluzione che ha portato all’uomo come fine ultimo, in noi non sono più giustificabili e accettabili, salvo ad abbassarci a un livello inferiore a quello degli animali stessi.

Aggiungo solo ancora questa domanda ai vegetariani: vi preoccupate che non vi sia nulla in cuoio vero, pelle e pelliccia nel vostro abbigliamento? Né cinture, né scarpe, né cinghino di orologio o bracciale. Io sì lo rifiuto sempre allo stesso modo come leggo gli ingredienti prima di acquistare un prodotto e non lo prendo se non ho la certezza che sia vegetariano al 100%. Questo non perché credo che salvo il mondo o gli animali dalla sofferenza e mi senta così migliore ( so che contribuisco ugualmente alla sofferenza), ma perché mi ripugna personalmente, mi disgusta, non mi sentirei in pace con me stessa sapendo di aver addosso qualcosa per cui è stato squartato un animale e nei cibi mi sarebbe nauseante, non potrei mangiarlo, lo sputerei al primo assaggio se il gusto diverso dai conosciuti me ne suggerisse la presenza e preferisco non rischiare simile incidente pertanto spesso rileggo gli ingredienti anche di alimenti già comprati altre volte per assicurarmi che non ci siano modifiche, ma questa è una cosa del tutto personale che dipende dall’essere vegetariani di nascita, perché il vero vegetariano non ha bisogno di rinunciare, lo ripeto, è disgustato e basta. Chi fin da bambino avverte questo istintivo disgusto per la carne andrebbe rispettato dai genitori in quanto questo gli viene dalla natura, la sua natura che non siamo tutti uguali, vivrà più sano e in pace con se stesso crescendo da vegetariano; mentre le costrizioni subite da bambino non potranno che nuocergli, lo porteranno ad assumere poi un atteggiamento polemico e magari appena nella possibilità di fare le proprie scelte personali diventerà vegetariano bruscamente nuocendo al suo corpo ormai abituato diversamente e di conseguenza anche alla sua serenità. Un simile rifiuto istintivo nei bambini piccoli dimostra anche che l’uomo per sua natura non è indiscutibilmente un carnivoro, lo era nei tempi remoti per necessità di sopravvivenza in cui gli animali feroci gli disputavano ancora l’esistenza. Piuttosto l’uomo – come essere superiore rispetto agli  animali, che hanno le abitudini alimentari già iscritte nei loro geni e persino essi si possono adattare in situazioni particolari, – è per natura dotato per adattarsi alla situazione in cui si trova a vivere tendendo al miglioramento delle condizioni di esistenza e così come c’è stata un’evoluzione culturale attraverso i secoli anche i suoi bisogni essenziali possono cambiare di conseguenza. Dal momento che oggi ci sono un’infinità di alternative, riconosciuto che ormai non è più necessaria la lotta per l’esistenza tra uomo e animale e pertanto ingiustificata la sofferenza di quest’ultimi, anche perché tranne in rari casi ancora in Africa e poche altre zone dimore di animali feroci, qui in occidente non c’è più alcuna parità di rischio tra l’animale e l’uomo diventato completamente superiore e pertanto un crudele tiranno che può ammazzare quando vuole senza correre alcun rischio  di fronte ad alcuna specie di animali.

Se guardiamo al medioevo per esempio, solo sulle tavole dei ricchi compariva la carne quotidianamente i servi e contadini, tutti coloro che facevano i lavori più faticosi non mangiavano carne o assai raramente, solo la domenica. I medici obbiettano sempre che allora si moriva anche in età precoce e c’erano le epidemie… ma questo non dipendeva tanto dalla dieta quanto dall’igiene e dalla scarsità forse del cibo a disposizione delle famiglie povere asservite ai signori, e dal logorio per il lavoro eccessivo che spesso si iniziava fin dall’infanzia e tutte insieme le condizioni di vita a cui chi non nasceva nobile era soggetto. Nell’Europa meridionale mediterranea la dieta dei contadini era a base di “pane e cipolla”, che significa cereali frutta, verdura e legumi, ossia la dieta di noi vegetariani e si campa benissimo, oggi siamo di gran lunga avvantaggiati con tutti i prodotti introdotti dopo la scoperta dell’America e ormai naturalizzati come i pomodori, le patate, il mais… e tutto quel che viene dalle Indie, dall’Africa eccetera, c’è l’imbarazzo della scelta, altro che problema di variare la dieta, non c’è proprio più lo spazio per inserire anche carne e pesce.

Ora mi permettano i carnivori una piccola osservazione: paragonate un po’ l’odore della carne e del pesce quando vanno a male rispetto a quello che possono sprigionare i prodotti vegetali quando marciscono; a me vien da tapparmi il naso anche quando passo da una pescheria o macelleria dove questa materia è ancora fresca. Non in ultimo anche le feci degli erbivori sono più estetiche di quelle dei carnivori, altro vantaggio se siete tanti in casa con un solo bagno. Riguardo ai mammiferi è la stessa materia di cui siamo fatti anche noi, una sorta di cannibalismo pertanto. Inoltre sono in accordo con quanti affermano che solo chi è capace di uccidere con le proprie mani l’animale che poi mangia, senza provare pietà a vederselo vivo davanti, magari un agnello da latte, un coniglietto, un vitellino… sono certa che ai più oggi giorno ripugnerebbe, (non sarebbero capaci di farlo a sangue freddo e quell’aria da festa come si legge nei sacrifici dell’Antico Testamento oppure nell’Iliade, per cui è rimasto il termine “fargli la festa”), però quando la carne arriva preparata e ben affettata in tavola anche le ragazze e  signore più delicate la mangiano con tranquillità senza alcun pensiero per l’atto brutale che sta alla base di  quello che stanno consumando; non è un controsenso?

Quando i carnivori affermano che la vita sulla terra si basa sul fatto che uno mangia l’altro non gli si può dare torto. In effetti è così dalle origini, ma perché rapportarsi allo stato naturale più primitivo quando si tratta dei bisogni essenziali e per il resto invece esaltare la tecnologia e meccanizzazione? D’un tratto tutta la modernizzazione non esiste più e ci si ritrova tal quali gli uomini primitivi seduti intorno al fuoco a nutrirsi di animali squartati; perché non è questo che chiamano in causa per giustificarsi i mangiatori di carne? Le origini dell’uomo nato come carnivoro. Ma badate che se andate ancora un po’ indietro arrivate alla scimmia e come mai ora non state più sugli alberi, vi vestite e rasate? Inoltre c’è un’altra legge che prevale in natura: il più forte prevale sul più debole. Chi ha oggi ancora il coraggio di affermarla da persona onesta? Sarebbe un giustificare i crimini, diventare criminali. Come vedete per quanto riguarda l’uomo e la sua vita sociale le leggi primordiali della natura non possono più venir affermate e tirate in causa per giustificarci, l’uomo si è evoluto e dovrebbe continuare a farlo; non essere più schiavo dei propri istinti. Sapersi governare coscientemente è uno dei suoi distintivi, mirare al superamento e controllo dei propri impulsi primordiali e attraversare la vita da essere consapevole di ogni suo agire dovrebbero essere le sue ambizioni.

Purtroppo oggi molti segni dimostrano che è in atto la tendenza contraria: si fanno i tatuaggi come gli uomini primitivi deturpando l’armonia del corpo che natura ci ha dato, perché incapaci di arricchirsi interiormente e raggiungere una maturità spirituale, tutto deve essere mostrato esteriormente per supplire con l’apparenza a questa mancanza; ci si butta sul cibo al pari degli animali senza alcun ritegno e dignità e nemmeno ci si vergogna, anzi i più approvano perché è incentivo all’economia, (nel panificio la pizza o focaccia viene già addentata mentre la commessa sta ancora battendo lo scontrino, per di più in presenza del figlioletto di quattro anni che strilla perché vuole la sua parte e naturalmente vien subito accontentato e fa le sue scelte di cosa mangiare al pari degli adulti; gli animali sicuramente educano meglio con il loro esempio i propri piccoli); divertirsi significa lasciarsi andare ai propri impulsi sfrenati, urlare per un pallone che va in rete in una partita di calcio…

L’hanno già detto in molti: se i consumatori conoscessero il loro potere e non si lasciassero influenzare, se non fossero così stupidi da acquistare tutto quel che compare sul mercato e facessero delle scelte intelligenti comprando solo le cose sane e necessarie, potrebbero cambiare l’economia del mondo intero. Migliaia di prodotti marcirebbero sugli scaffali e le ditte si troverebbero o a dover chiudere l’attività o a cambiare sistema di produzione. Ma nessuno è mai riuscito a rinsavire la massa, lo si nota già da un piccolo forum e dalle dispute che insorgono qualunque sia l’argomento. Gli umani sono gli esseri più ingovernabili e meno autoconservativi che ci siano, pochi riescono a sottrarsi dalla massa che va incoscientemente verso la propria rovina.

Questa la questione generale esteriore, nel prossimo articolo vediamo come può mangiare un vegetariano e stare in perfetta salute secondo la mia esperienza personale e di tutta la famiglia che da parte paterna lo è in seconda generazione dato che anche mio padre ora novantenne lo è fin dalla nascita.

“Il vestito nuovo dell’imperatore”

Di fronte all’arte e soprattutto l’arte moderna e contemporanea in tutti i settori si riscontrano in genere tre tipologie di approccio. La gente semplice e poco istruita ha ancora il coraggio di essere sincera, tanto non ha nulla da perdere e non si monta la testa e questa loro sincerità spontanea merita comunque di essere apprezzata: affermano che ci saranno stati pure dei grandi artisti ma loro non ne capiscono niente, non sanno distinguerli e non vi hanno alcun interesse, non cambierebbero la loro vita.

Un altro approccio di persone poco istruite ma presuntuose è quello di credere di saper giudicare gli artisti, anche i più grandi e qui se ne sentono di tutti i colori. Ad esempio qualcuno dice che artisti come Leonardo da Vinci, Raffaello, Botticelli… quelli sì erano grandi, sapevano disegnare davvero, ma tutti quelli moderni e astratti sono degli imbroglioni, fanno sgorbi e pasticci, chi sa se sapevano disegnare, avranno avuto degli appoggi o denaro per diventare famosi; che dei segnacci e miscugli di colori sarebbero capace di farli anche loro stessi su una tela solo che si vergognano di farlo e poi occorre essere in un giro di conoscenze con altri artisti, galleristi e critici e avere del denaro da buttare…
Qualcuno ha la faccia tosta di parlare di W. A. Mozart come fosse un suo compagno di scuola alla pari che solo è stato un po’ più fortunato per l’epoca in cui era vissuto: c’erano le corti e il musicista passava da una all’altra a dare i suoi concerti e i grandi signori che facevano vita oziosa lo favorivano… Un altro afferma che Picasso non era un grande artista ma solo un gran venditore e mi esorta di informarmi bene della storia se non ci credo che probabilmente non sono informata sufficientemente. Certamente ignoro, ma questo è assai irrilevante ai fini dell’arte: fosse anche stato un venditore imbroglione, un brigante, un ladro… non toglierebbe nulla al fatto che era un grande artista, le sue opere parlano chiaro, non c’è bisogno di sapere nient’altro di lui, basta guardarle se si è in grado di capirle, cosa non sempre facile.

La terza categoria è l’ampio ventaglio delle persone di “cultura” e in questo contesto spesso non c’è niente di più calzante della favola di Andersen: “Il vestito nuovo dell’imperatore”. Quasi nessuno ha il coraggio di dire la sua opinione, di dare una valutazione quando si tratta di un’opera non ancora riconosciuta universalmente valida. Per quanto riguarda gli artisti ormai di fama ognuno apprezza e ammira anche se in realtà non comprende il perché, ma son famosi e tanto basta. L’importante è non fare la figura di non conoscere un certo artista anche se si vedono le sue opere per la prima volta. Subito si fa a gara a decantare la sua grandezza, a lodare, a sciorinare commenti eruditi, a mostrare il proprio sapere e se su di un artista combinazione non si sa proprio cosa dire, non si ha mai letto nulla a suo riguardo, allora la scappatoia è citarne subito un altro, di cui si ha studiato di più a paragone di questo, raccontare di averlo visto alla tal mostra o sentito il tal concerto e sommergere i propri interlocutori con un fiume di edificanti parole. Questa è un’abitudine ormai talmente radicata che persino ai ragazzini di dieci anni durante l’apprendistato di musica o disegno ad es. vengono citati i nomi di grandi artisti come se già dovessero conoscerli (apparentemente oggi si nasce con questo sapere già nel DNA) e i ragazzini pure li accolgono come ovvi. C’è da rimanere basiti quando un undicenne figlio di giardiniere o commerciante che probabilmente a casa non ascolta mai musica seria faccia notare con una sicurezza da professore e aria di superiorità – a te adulto appassionato di musica classica che la ascolti da anni e sai riconoscere in genere dopo pochi minuti di che compositore si tratti e distinguere un’esecuzione eccellente da una meno buona…. e che per tuo interesse personale vuoi apprendere a suonare uno strumento – riguardo al tuo errore tecnico che non si suona così perché è Schubert o perché è Mendelssohn, quando oltre ai due pezzetti che si stanno suonando non ha mai ascoltato nulla in vita sua e probabilmente ha appena imparato i loro nomi. Così già i bambini vengono influenzati dai modi di essere degli adulti. Se si citano ad esempio i Strauss padre e figlio o un A. Piazzolla, naturalmente hanno per questi lo stesso valore di Mozart e Beethoven, cambia solo l’epoca, e anche qualsiasi compositore o artista contemporaneo se solo compare sui libri riceve lo stesso trattamento. Guai a criticare, l’arte si evolve, non si può mica rimanere sempre ai tempi di Mozart e Beethoven, di Raffaello e Tiziano, di Michelangelo e Rodin … Qualcuno può farti notare l’evoluzione che c’è stata in campo artistico paragonando due grandi artisti di epoche diverse per giustificare le stramberie di un suo beniamino contemporaneo e affermare che sono solo le nostre orecchie o i nostri occhi a non essere abituati a dissonanze e a quel che ci sembrano solo rumori, a rappresentazioni caotiche di assemblaggi di ogni genere; tutto può essere pertanto valido basta che arrivi a far parlare sufficientemente di sé. Così l’impreparazione personale che impedisce ai più di vivere una vera esperienza tanto davanti ad un’opera di Picasso quanto di fronte ad una di Michelangelo, si riduce ad un sapere superficiale cerebrale e viene generalizzato, una modalità che permette di affrontare qualsiasi opera creativa attraverso lo studio teorico dell’evoluzione dell’arte e delle informazioni sulla vita personale dell’artefice. Ci si avvicina all’arte soltanto attraverso lo studio, il coinvolgimento dei sensi dello spettatore viene completamente escluso, eppure solo attraverso di essi possiamo percepire la presenza di un’opera d’arte. Triste è vedere come intere scolaresche (spesso anche di gran lunga troppo giovani), vengano trascinate attraverso le sale delle mostre, i ragazzi sono costretti ad ascoltare le spiegazioni dei loro insegnanti che non li aiutano affatto a comprendere dato che anche per loro stessi è solo teoria; si annoiano a morte e ricevono un un’impressione negativa che nella maggior parte dei casi li renderà restii ad ogni ulteriore approccio con l’arte, che verrà considerata come un obbligo a cui una persona civile deve sottoporsi al pari della scuola. La grande maggioranza dei giovani non vi si accosterà più per scelta personale, e prediligerà le produzioni dozzinali e commerciali che agendo direttamente sugli istinti illudono che si vada dietro a ciò che piace senza dover fare alcuno sforzo; al bando ogni costrizione e tutto ciò che è legato allo studio. Non sanno poverini di venir manipolati e presi nella rete dell’economia, ben lungi dal fare delle scelte personali. La naturale antipatia per tutte le cose che hanno a che fare con la cultura che in questi casi insorge, viene sfruttata da persone senza scrupoli a fin di guadagno, incoraggiandola e offrendo qualcosa che è diametralmente opposto e favorisce il lasciarsi andare. Qualcuno poi con il passare degli anni “mette giudizio” ma si avvicinerà all’arte nella stessa maniera teorica di distacco erudito come già i suoi insegnanti. Sia gli uni che gli altri ignorano quale esperienza bella e desiderabile, che supera ogni piacere mondano, può dare l’arte se la si comprende per davvero.

In realtà il rapporto con un’opera d’arte è qualcosa di strettamente personale e dipende dalla nostra capacità di ricezione, dalla nostra preparazione e anche dallo stato d’animo che ci è proprio in un dato momento, affinché l’opera possa assumere un significato per noi e diventare un’esperienza, un momento edificate e istruttivo. Altrimenti è solo qualcosa che passa davanti ai nostri occhi o per le nostre orecchie e pure il cervello ma del tutto inutilmente, non ne ricaviamo nulla per noi tranne la vanità di un falso arricchimento culturale che solo nell’apparenza ci fa sembrare o ci illude di essere più eruditi di altri che non vi si sono accostati.

Sapere già prima che sono opere di un grande artista, di un genio, è solo un vantaggio ed un aiuto per imparare e vedere o ascoltare un’opera d’arte perché fuga ogni dubbio a suo riguardo e abbiamo così la certezza che è solo mancanza nostra se non ci capiamo niente e pertanto possiamo impegnarci a cercar di comprendere, ma non è affatto scontato che la cosa ci riesca per il fatto che sappiamo che è un artista dalla fama
incontestabile. Altrimenti mentiamo a noi stessi oltre che agli altri e questo succede per i più. Lo dimostra ad esempio lo scattare delle foto, persino quando è proibito per supplire all’incapacità di vedere o sentire (non c’è cosa più stupida da fare davanti ad un’opera d’arte e peggio un’esecuzione musicale), perché ci si è messi allora in viaggio per vederle dal vero, di foto ne sono pieni i libri di storia dell’arte, si potevano vedere quelle a casa. Lo spostamento fisico illude di qualcosa di diverso, ma forse l’arte è stata solo un pretesto per muoverci un poco.