I rischi del virtuale

Il mondo virtuale

Non c’è dubbio che internet e la possibilità di comunicare e connettersi con altre persone anche molto lontane, abbia portato dei vantaggi nel mondo del lavoro e in generale nell’organizzazione della società odierna. Progetti ed iniziative che una volta erano impossibili o assai ardui da realizzare, oggi si raggiungono rimanendo seduti davanti ad un dispositivo elettronico; queste facilitazioni sono però anche una trappola in cui si può davvero rimanere imprigionati senza trovare più la via d’uscita. Quanti si rendono conto di questo grave pericolo? Forse sempre meno.

Tutti conoscono ormai i rischi collegati a internet, ( truffe, attacchi hacker, diffusione di immagini e contenuti illeciti…) ma il vero pericolo per la specie umana passa per lo più in sordina.

C’è prima di tutto una distinzione fondamentale da fare su due modi di usare le potenzialità del mondo virtuale: il primo è finalizzato ad uno scopo pratico o un progetto ben chiaro da raggiungere nella vita reale, pertanto l’uso telematico è esclusivamente il medium che ne permette la realizzazione; il secondo invece rimane nel virtuale ed il suo scopo è proprio di farvi indugiare le persone il più a lungo possibile intrattenendole in vari modi.

Credo superfluo dilungarmi sugli aspetti positivi della prima modalità, che in fondo dovrebbe essere l’unica vera ragione di esistere di questo strumento e dell’utilità invece assai dubbia e discutibile della seconda, per non definirla nociva.

Il problema principale è che si crede che il mondo virtuale sia nato insieme alla tecnologia di ultima generazione, invece esisteva già prima ed è stata una crescita graduale infine esplosa con internet e tutto quello che vi è collegato. Molti vi sono scivolati dentro probabilmente quasi inavvertitamente, mentre le nuove generazioni vi vengono tenute a battesimo se i genitori ne seguono il culto e crescono al suo interno.

Qual’ è il vero confine tra mondo reale e virtuale? Non c’è più una separazione netta, l’uno scivola nell’altro, questo il vero dramma. Un dramma non solo a livello psichico, di salvaguardia culturale ed etica del genere umano, ma che porta ad effetti tragici anche nella vita reale delle persone incapaci di difendersene. Ne abbiamo appena avuto un chiaro esempio con la manipolazione di massa della gente per la pandemia con conseguenti effetti letali.

Le suggestioni di massa esistono però già da molto tempo, attraverso la pubblicità, basti pensare all’esempio più lampante della Coca-Cola il cui culto fino ad oggi non è ancora tramontato, seppur affievolito; spesso mi meraviglio che tra le bevande anche nel normale carrello della spesa sia quasi sempre la Coca-Cola a esser scelta, la peggiore di tutte e ancora quella venga offerta dalle madri ai figlioletti, che magari hanno solo quattro-cinque anni, che ne sanno loro? “Se fai il bravo ti compro la Coca”. (Doppiamente nocivo).

La fotografia è stata un po’ il principale precursore di internet. Analogamente è un mezzo molto utile che facilita tante cose soprattutto sul lavoro (quando una volta occorrevano disegnatori o bisognava per forza recarsi sul posto per vedere qualcosa), ma in seguito alla digitalizzazione viene usata sempre più a sproposito. Invece di guardare con i propri occhi, vivere l’esperienza reale, si scatta una foto e con quell’atto si annienta l’esperienza. (Ne ho scritto in modo più esaustivo nell’articolo sulla fotografia). La contrapposizione della realtà all’artificio stride soprattutto di fronte ai bambini, in particolare i più piccoli: li vedi ovunque sosti in pausa, al parco o in spiaggia, vittime della mania virtuale. Ancora immersi nel mondo naturale che è tutto da scoprire, intenti ad ogni loro gesto, ad esempio nel raccogliere un sasso, nel buttarlo felici di compiere quell’azione, devono invece mettersi in posa per la foto. La madre non gioca più con loro, immancabilmente tira fuori il telefonino: li vuole in una certa posizione, nell’atto di compiere il gesto, ma il bambino estraneo al mondo virtuale si ribella a quelle costrizioni (e a ragione), così che la madre spesso non rimane soddisfatta degli scatti che è riuscita a fare e la cosa si tira talvolta assai per le lunghe. Al povero piccolo/a viene impedito di giocare davvero e non di rado uno dei due perde infine la pazienza, (io facilmente la perdo per prima e me ne vado per non farmi prendere dalla tentazione di andarci a giocare io, o intromettermi), o il bimbo si mette a strillare oppure la madre si fa di cattivo umore perché il figlioletto/a non vuole stare per un momento in posa e tutta la festa si guasta. Il momento di gioia che avrebbero potuto vivere insieme deve cedere il posto a questa mania delle foto ricordo in ogni luogo e occasione, la vita non viene quindi più vissuta, diventa solo una rappresentazione sulla carta o lo schermo. Una finzione di quell’esperienza che attraverso la fotografia o la ripresa è stata ammazzata.

Crescendo poi il fenomeno incrementa e abituati inizialmente controvoglia i bambini ne diventano infine loro stessi succubi. La sfera emozionale viene livellata, i media si impongono sempre più protagonisti, la fantasia propria di ciascuno è respinta e sostituita con le immagini prefabbricate. Questo graduale annientamento della personalità di ogni bambino si nota chiaramente alle diverse età degli appartenenti ad una stessa famiglia: il più grandicello a 12 anni ha ormai assorbito cosi tanto che esprime la propria creatività attraverso il linguaggio e le immagini dei media, il più piccolo di 5-6 anni possiede invece ancora, in parte almeno, un proprio mondo che è tutto suo e la sua creatività è pertanto spesso più ricca e imprevedibile.

Gli adolescenti, che a quell’età si vogliono staccare dai genitori, se questi sono permissivi e li lasciano liberi, vengono più che mai monopolizzati dagli interessi commerciali che sfruttano appieno quella loro tendenza di ribellione al mondo degli adulti. Si credono liberi ma le loro scelte sono invece pilotate su merce prefabbricata o intrattenimenti su misura per illuderli. In tutto vengono influenzati, è la società che li trasporta, la moda e i costumi di vita imposti dai media fin nei rapporti più intimi.

Quando poi da adulti tutto è ormai diventato un’abitudine e le vere emozioni annientate, bisogna eccedere negli stimoli esterni e pertanto ci si sommerge nel materiale che per lo più serve solo come appannaggio per mostrarsi nel virtuale e l’economia ne profitta doppiamente, anzi in modo triplo se consideriamo le conseguenti cure per le patologie sia fisiche che psichiche che facilmente insorgono con tale stile di vita.

La mania di postare tutto su internet diventa patologica e la vita reale sembra soltanto al suo servizio.

Le scene che si vedono in giro sono talvolta davvero comiche. Quando esponevo le mie ceramiche non di rado si avvicinavano delle turiste decise, con l’espressione esageratamente estasiata, mi chiedevano il prezzo di diversi oggetti che poi rigiravano tra le mani piene di entusiasmo, sembrava che volessero comprarne più d’uno, ma quando la scelta era stata fatta inaspettatamente lasciavano tutto e se ne andavano puntando da un’altra parte. Inizialmente non capii, ma ben presto mi accorsi che qualcuno filmava la scena; quale soddisfazione ricavassero dal mostrare ad altri questa loro rappresentazione è per me ancor oggi difficilmente concepibile.

Altre volte uno stuolo di turisti con guida scende dal battello o sbuca da una strada nella piazza principale, tutti avanzano con i telefonini alzati e gli occhi sempre fissi al mirino, riprendono ogni cosa senza aver visto nulla, qualche donna staccandosi un po’ cammina all’indietro per farsi riprendere e quindi il gruppo procede serrato (ognuno non vedendo che chi gli sta davanti), alla volta del prossimo punto rilevante della città per ripetere la medesima scena; alcune coppie si attardano ancora un momento nella piazza per riprendere se stesse (il protagonismo è anche questa una malattia, ovunque si arriva si fa sempre mostra solo di sé, anche davanti alla Pietà di Michelangelo si vorrebbe farlo se non fosse che le fotografie sono vietate), poi di corsa va a raggiungere gli altri. Vengono anche da molto lontano: Stati Uniti d’America, Brasile, Australia …Canicattì, ma quello che hanno visitato in Italia lo vedranno anche loro stessi solo sullo schermo quando tornati a casa lo mostreranno agli altri o lo posteranno su qualche social network.

In montagna quando verso sera arrivi al rifugio dopo una lunga giornata di cammino e entri nello sgabuzzino o ripostiglio degli scarponi per toglierteli (che si sa, nei rifugi si può entrare solo in ciabatte e le forniscono loro per tutti), trovi qualcuno seduto sulla panca intento allo schermo e alla tastiera del telefonino, (non per chiamare, anche perché difficilmente la linea prenderebbe lì dentro che già fuori non funziona sempre), ti meravigli un po’ che abbia scelto proprio quel posto ma non te ne curi più di tanto e in ciabatte vai a presentarti ai custodi del rifugio . C’è ancora un’oretta per la cena, esci rimanendo nei dintorni, fuori non c’è nessuno salvo che qualcuno stia arrivando a destinazione, fa un po’ freddino ma lo spettacolo è straordinario dei monti illuminati dal sole del tramonto e del laghetto vicino increspato dalla brezza; il tempo passa in fretta, è l’ora di cena, rientri e nella scarpiera trovi ancora quella persona seduta al medesimo posto intenta al telefonino. Questo è l’andare in montagna, chiudersi di fronte alla realtà fra gli scarponi ed il cellulare, forse per paura che quella realtà a cui non si è più avvezzi, per la sua prorompente presenza che difficilmente si lascia ignorare, scuoti d’un tratto dal torpore del mondo virtuale in cui si è affondati e mostri quanto offuscati si è nella comune esistenza.

I sentimenti come le emozioni sembrano ormai solo letteratura. Come si spiega altrimenti il “Boom” di cuoricini rossi piccoli ed enormi in ogni dove? In luoghi pubblici e privati, l’uso smodato che se ne fa nella comunicazione sui media, a malapena ci si conosce, hai scambiato due parole con una coetanea e già ai primi messaggi che poi ti manda subito compaiono i cuoricini e ben presto sono tutta una caterva di ogni misura e specie …tanto rischi non ce ne sono, il sentimento vero non esiste più, chi l’ha mai conosciuto, nessuno può illudersi (siamo proprio certi nessuno?), con la stessa facilità se ci si accorge che l’altra persona non la pensa come noi, si fa poi finta di non vederla rincontrandola per strada. Alla mancanza forse sentita inconsciamente da tutti supplisce l’apparenza ed eccoci di nuovo finiti nel mondo del virtuale. Così le passeggiate lungomare, le pedonali in contesto parzialmente naturale che possono avere qualche suggestione, vengono attualmente subito chiamate con nomi romantici come: via Dell’Amore, Passeggiata dei Baci, Sentiero degli Innamorati e simili, con tanto di insegne e loghi corrispondenti, al principio, la fine e lungo il cammino. Certamente sono un deterrente per chi è ancora sincero. Apparentemente qualcuno o molti ci tengono a questi surrogati; tanto è vero che non ci si ferma a questi in fondo richiami quasi innocui, ma si va alla ricerca di stimoli artificiali che si perseguono fin nella ricerca scientifica più professionale con interventi mirati … non voglio proseguire perché un enorme dramma vi è implicato. Quello che di più meraviglioso e straordinario apparteneva al genere umano ed è stato ormai in gran parte distrutto, si cerca ora di ripristinarlo forzatamente per vie artificiali, favorendo in tal modo il vizio che annienterà completamente la fonte naturale, senza accorgersi che gli artifici escogitati non potranno mai eguagliare quel che l’uomo aveva per natura, inoltre non saranno esenti da conseguenze che prima o poi compariranno portando il genere umano alla rovina totale.

Per chi non vuol fingersi cieco i recenti drammi a livello globale e l’assurda gestione degli stessi, sono un chiaro segno che l’umanità sta capitolando.

Inavvertitamente una nuova specie di umani si sta evolvendo e soppianterà la nobile e cosciente creatura voluta dagli intenti naturali che in passato ha trovato la sua massima espressione nei grandi artisti di tutte le arti. Come già avvenuto ai tempi del Neanderthal, la stirpe autoctona dovrà cedere il posto ad esseri razionali che agiscono quasi meccanicamente secondo la consequenzialità di causa ed effetto quasi come dispositivi a cui si è data la carica. La cosa è già in atto e sempre più si apre la voragine tra chi conserva le naturali prerogative umane e chi vive ormai in un mondo di artifici manipolato dagli interessi dell’avanzamento tecnologico. Qualcuno più, qualcuno meno, ma quasi tutti ignari. L’incomprensione porta a grandi sofferenze per chi conserva la vera natura umana e trova sempre meno riscontro nei suoi simili (ovvero quelli che ritiene ancora tali e spesso si illude), per poi infine dover solo prender atto del grande dramma a cui non può porre rimedio. Mentre quegli altri, lo prendono alla leggera, non vivono la situazione tragica e forse anzi ne ridono e comunque disprezzano senza comprendere che dall’altra parte la sofferenza è reale e sincera, perché il loro cuore è ormai morto, il sentimento una cosa inutile e spregevole, loro conoscono solo l’andare dritti ad uno scopo pratico, avvalersi di statistiche, reagire in modo razionale ad un determinato stimolo, infatti l’unica grande ammirazione e apprezzamento che sanno fare è riguardo alle macchine: le loro prestazioni, la sofisticata tecnologia ed elettronica che le mette in funzione, e l’estetica esteriore delle linee, dei materiali e le lacche adoperate. A nessuno di loro verrebbe mai in mente che un minuscolo insetto vivo è un capolavoro della natura di fronte al quale anche le loro più sofisticate macchine non reggono il paragone e l’uomo se ne dovrebbe vergognare.

Come uscire dalla trappola? Creare uno stacco netto e totale del mondo virtuale, di quando si sta sui dispositivi elettronici, da quello reale e respingere ogni compromesso, ogni artificio, tornando ad imparare a vivere le cose e le persone in diretta con chi è presente e dedicandosi ad iniziative concrete nel mondo reale. Rinunciando a quella scusa trabocchetto di voler condividere tutto con gli assenti (che in genere è poi solo vanità e gli altri non ne traggono poi così tanta soddisfazione dalla nostra condivisione come pensiamo, non di rado si stufano e fanno solo buon viso a cattivo gioco), ridando importanza a chi ci è accanto per davvero; si scenderà dalle nuvole “cloud” con i piedi per terra, ristabilendo rapporti più veritieri che sono presupposto per tanto altro.

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