Il sacrilegio

  Università degli studi di GE    Connessi al futuro.   Università degli studi di Genova

La gente passa indifferente, come ormai di fronte a quasi tutte le immagini che quotidianamente si impongono passivamente alla vista in ogni dove. Eppure questa che campeggia in grande formato in più punti della cittadina dovrebbe in modo particolare urtare e offendere l’amor proprio di ogni italiano. L’Italia patria dell’arte, un tempo eletta madre dei più grandi talenti, vanto dell’umana stirpe che ivi ha raggiunto le più alte vette dell’espressione artistica, ora sfregiata, catapultata nell’opposto della fredda e spregevole meccanica, degli automatismi che di nulla hanno rispetto, che senza ritegno tutto calpestano perché la loro natura è fatta di freddi calcoli e meccanismi programmati. E l’uomo un tempo artista che si elevava fino alla Fonte della sua origine, si fa programmatore di macchine distruttrici della sua anima, della sua dignità, della sua stessa essenza, per perdere il suo privilegio di creatura superiore di tutto il regno naturale e degenerare in un essere amorfo atipico, incosciente di sé e del suo stato: non più umano, né animale, né elemento inanimato, ma certamente senz’anima e senza cuore.

Così il tema divino del grande Michelangelo rappresentato in quel particolare eccelso noto a tutti, compreso da pochi, nel ciclo degli affreschi della Cappella Sistina, un capolavoro unico al mondo, viene ora usato ingannevolmente a fini culturali e rappresenta invece la degenerazione e vergogna dell’attuale umanità.

Volutamente per far deragliare il genere umano o perché ciecamente in balia di un sistema infernale in cui si è scivolati gradualmente perdendo ormai completamente ogni discernimento?

Proprio l’università, quell’ateneo che detiene la formazione e la cultura e dovrebbe essere il custode geloso di tutte le arti e conoscenze del genere umano, propone questa immagine.

L’uomo non è dunque più tale, tende a trasformarsi in macchina, in ingranaggio meccanico, questo il traguardo della sua evoluzione che viene mostrato addirittura con fierezza. Altrimenti perché si espone quest’immagine raccapricciante per invogliare i giovani ad iscriversi agli studi universitari?

L’uomo odierno non vuole più riconoscere il suo legame con il divino (eppure nasce e muore come da sempre), crede presuntuosamente di poter costringere la natura secondo la sua volontà e quel che gli sembra far comodo al momento. L’attuale virus, da lui stesso modificato e reso pericoloso per l’uomo, che sfugge al suo controllo, mostra chiaramente il suo errore, ma ancora ostinatamente si accanisce per ignorarlo. Ancora crede con i rimedi temporanei (come i vaccini) di avere infine la meglio e dominare la natura; non vede che si sta scavando la fossa con le sue stesse mani, è solo questione di tempo, e i tempi in natura (come pure gli effetti), sono imprevedibili, spesso lunghi, ma poi quando il momento arriva non c’è più rimedio che possa arrestare la catastrofe. Sì i morti del Covid-19 sono tutti vittime della presunzione della scienza. Il sistema prima o poi è destinato a crollare completamente se l’uomo non riconosce i suoi misfatti e continua a chiamarli progresso.

“Connessi al futuro” … La mano si tende verso quella di una macchina artificiale, da essa dovrà ormai dipendere la sua vita, una vita che non sarà più umana (ne conserva solo alcuni connotati esteriori, quelli che gli vengono da tutt’altra fonte).

La Fonte indistruttibile ed eterna non si scomporrà di fronte all’autodistruzione di quella che un tempo è stata la sua creazione più alta. L’esperimento uomo sarà terminato per lasciare il posto e concentrare l’energia creatrice in una nuova idea di creatura cosciente a cui l’uomo terrestre con le sue tecnologie non avrà più alcuna parte.

Forse chissà, in un punto lontanissimo dell’universo si afferma ormai una realtà diversa, dove quei pochi spiriti che hanno conosciuto e conservato durante la loro vita su questo pianeta, quel contatto vero con il divino così egregiamente espresso e dipinto da Michelangelo, prendono parte ad una diversa umanità, senza macchine e tecnologia, senza economia e possesso, senza governi e leggi umane, liberi nella severa legge divina rispettata a pieno coscienziosamente.

Tutti coloro che quaggiù hanno invece voluto affermarsi autonomi e creduto con superbia di poter essere artefici di se stessi e comandare alla natura manipolandola secondo le proprie ambizioni e gli interessi particolari, troveranno la nera morte eterna. Con la distruzione del genere umano anche tutta la fama e il prestigio conquistato presso i loro simili dai singoli individui, le loro invenzioni e trovate per le quali si sono impegnati durante tutta la vita, dimentichi di un pensiero di umiltà e sottomissione all’eterno flusso naturale, senza mai domandarsi se il fine fosse davvero positivo per l’umanità a lungo termine, non vedendo altro che i loro interessi immediati, svaniranno nel nulla per sempre. Insieme a tutta la storia umana di quella manciata di millenni che poca cosa sono di fronte all’universo, saranno come scorie inutili scrollate di dosso da quell’immensa universale Singolarità Prima.

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