La zucca e la ghianda

Le antiche favole e la loro saggezza oggi sembrano purtroppo dimenticate. Oppure si ignora quanto sia profonda la lezione di vita che racchiudono, all’interno di una narrazione tanto semplice e chiara da poter essere ascoltata da tutti i bambini. L’essenziale si può esprimere in poche parole, ma hanno il pregio di lasciarsi abbellire e variare in mille modi secondo la fantasia e l’estro del narratore.
Peccato che i dottori e scienziati non siano più capaci di ascoltarle. Probabilmente da bambini nessuno glie le ha raccontate, è tutta colpa della TV, e si sa, quello che non si ha imparato da bambini è difficile impararlo da grandi, per gli adulti diventa solo astratta materia di studio, non si legano mai con essa nella maniera profonda dei bambini il cui animo ne rimane impressionato e rimarrà come sfondo per tutta la vita.
Queste favole dimostrano quali alti traguardi l’uomo aveva raggiunto nel passato, ora non fa che illudersi con la sua tecnica che lo porterà alla rovina, ignaro del vero come mai lo è stato in precedenza. Oggi l’uomo sta davvero tentando di far crescere le zucche sulla quercia e saltuariamente ci è già riuscito, ma mentre fiero contempla il risultato del suo ingegno, ecco che una zucca si è staccata dal ramo dell’albero cadendogli in testa. Nella sua ottusità non si dà tuttavia per vinto, vorrebbe definirlo un incidente fortuito e crede ancora di poter migliorare la natura. Proprio la sua intelligenza ed erudizione è la sua rovina, la sua bravura nel trovare espedienti e scoprire alcuni meccanismi alla base dei processi naturali: lo rendono ambizioso, si imbottisce di vanagloria, mira alla fama tra gli umani, a riconoscimenti e ricchezza, e ne rimane totalmente accecato. L’umile contadino senza conoscenze scientifiche osservava la natura soltanto in modo diretto e ne faceva esperienza, egli aveva capito. Vi ricordate l’aneddoto, la favola che potete ritrovare tra quelle di La Fontaine? Non so se già Esopo o Fedro l’avessero trattata.
Sì, anche il contadino aveva avuto un pensiero presuntuoso, ma non perseverò su di esso. (“Come mai il Signore ha fatto crescere le zucche così grandi su una pianta tanto esile e strisciante, mentre ad un albero forte e imponente come la quercia ha dato dei frutti tanto piccoli come le ghiande? Fossi stato io a fare il mondo o almeno avessi potuto dargli dei suggerimenti, avrei auspicato il contrario, mi sembra che abbia fatto le cose un po’ a casaccio senza rifletterci molto” ). La realtà gli mostrò però il suo errore ed egli umilmente imparò la lezione ringraziando il Signore. Per lui che zappava soltanto forse era più facile, perché non sarebbe mai stato capace di fare nascere una zucca sul ramo di una quercia, al massimo avrebbe potuto far arrampicare la pianta di zucche sull’albero, ma non era una grande ambizione questa, gli sarebbe poi costato anche tanta fatica sia per riuscirvi sia per poter infine cogliere le zucche, senza ricavarne alcun vantaggio né materiale né di gloria, i suoi compaesani gli avrebbero se mai dato dello stupido o sciocco.
Ora comprendo dove sta la chiave di tutto l’errore del sistema, sì proprio nel sistema della scienza. All’uomo di scienza non si potrà mai dare dello stupido e dello sciocco, perché egli ha studiato sui libri, si è istruito, laureato, fa parte di un ordine di persone colte che hanno fatto altrettanto. Naturalmente una persona colta ed istruita non potrà mai essere sciocca altrimenti non avrebbe ottenuto il suo titolo, le due cose si escludono per forza, sono l’una l’opposta dell’altra, non potranno mai convivere. Di conseguenza queste persone non potranno mai fare una sciocchezza, nessuno oserebbe dirlo, perché i colleghi certo sciocchi non sono per dire una cosa simile; se lo dicesse chi non fa parte dell’ordine e non ha quindi la stessa istruzione, se lo dicesse per esempio quel contadino che ha imparato dall’esperienza, certamente lo sciocco è lui, tanto è vero che la sua ignoranza nelle cose di scienza è un dato di fatto e lo dimostra.
All’umile contadino non resta pertanto altro che continuare a coltivare le sue zucche con il sudor della fronte come ha sempre fatto da secoli per il suo sostentamento e con il timor di Dio riposarsi all’ombra della grande quercia; ma un giorno questo suo pacifico e remissivo operare verrà turbato e mentre tranquillamente e fiducioso riposerà sotto alla quercia le cui piccole ghiande anche cadendo non gli faranno alcun male, perché Iddio ha fatto le cose per bene, verrà inaspettatamente schiacciato da una grande zucca che staccatasi dall’albero gli cadrà sulla testa. Chi mai avrà fatto l’assurdità di far crescere la zucca sull’albero? (Forse non farà in tempo a chiederselo). Quell’uomo istruito nelle più sofisticate tecniche, imbottito di scienza, ma che purtroppo non ha mai fatto l’esperienza di addormentarsi sotto ad una quercia e venir risvegliato da una piccola ghianda che gli cade sul naso e pertanto è causa della rovina del mondo. Se non sarà lui a portare a termine l’opera cominciata, lo precederà un non meno ambizioso che con la forza delle armi vuole dominare il mondo, ma lo ridurrà in cenere.
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